Techne is deader than dead

Prendete lo smartphone e buttatelo nell’immondizia.

C’è troppa semplicità che viene persa nell’intelligenza virtuale e nella rete.

C’è troppa complessità banale che viene interrotta dai sensi nonsensi della meccanizzatio globale.

Nell’automatismo forzato saltan fuori nonsensi di colpa e ordini inconsci e routine distruggenti.

Vengono obliati i veri moventi dell’umano e le sue alte sfere di esistenza.

Viene dimenticata la trascendenza e la libera corsa dell’acqua, si interrompe la trasmissione vera e ci si immerge nella babilonese imbalsamatura rigorosa come la morte.

Pensavamo di potere rivoluzionare attraverso le vie inesistenti della bestia del mare, circumnavigando vuotamente e vanamente ma abbiamo raggiunto la smorfia dei nostri più vicini e cari sostegni eterni che ci hanno fatto capovolgere e sprofondare sdegnosamente e a ragione.

Volevamo escludere la follia e abbiamo avuto l’avanguardia artificiale di una forma di morte attanagliante e miserevole, ma che all’apparenza è scintillante ed è pure ipnotica, la più riuscita illusione di sempre, una platonica perfezione confezionata, comprabile, accessibile, auspicabile, il nuovo e ultimo fantoccio, nel senso che ci potrà distruggere definitivamente oppure comporterà probabilmente la disillusione finale e il disvelamento totale, lancinante, doloroso, ma bellissimo.

mokokokt

Non siate più routinari mongoli con tutto il rispetto per i mongoli. Aprite varchi dove non lo fate solitamente, eseguite passi azzardati quando anche ci sarà del freddo nei vostri pensieri o del buio, o quando sarete nella valle dell’ombra della morte e penserete di essere oppressi, non fate ciò che vi vien detto senza nel frattempo viaggiare e scaldare il vostro cuore.

Correte per una volta senza controllare di non dover rischiare per caso di morire, e quando starete per svenire guardate bene se fermarvi davvero o continuare invece ad addentrarvi panisticamente in un fenotipo maggiormente selvaggio e inesplorato, un mondo più potente e più compenetrato, vibrazione più plastica e frequenza anche cristica.

Anche le agende, gettatele nel camino e pure farenheit 451, nel camino.

Kafka, nel camino, la vostra educazione, nel camino.

Siate geni della pulizia, senza che inciampiate più nell’esigenza dell’approvazione di alterità che non immaginate davvero, o forse avete da sempre supposto giustamente, quanto dal basso vi chiamino a ruota, quanto dal basso vi seducano al fango e alla putrescenza, e all’incallimento.

Esaltatevi gioiosi nella vostra femminile delicatezza e nella vostra bambinesca sensibilità incorruttibile. Ascoltate il vostro corpo che vi urla di gettare lo smartphone dalla finestra controllando prima che non cada in testa a qualche cristiano e riempiamoci di informazione indipendente, cioè quella che viene naturalmente e che trascende dalle stelle e persiste nell’aria fresca di montagna che permea e sostiene ogni nostro pensiero.

Esprimetevi, e quando cadete, non fate finta di niente ma gridate e recuperatevi, raccattate la vostra umanità che tanto vorrebbero risucchiare certe immonde nullità cancerose e cancerogene.

Vogliate bene a chi sta errando contro di voi e contro se stesso.

Fate smorfie e vivificate.

Saltellate, rockeggiate, sanguinate.

Dite, sbagliate, ché anche Dio, sbagliando, ha partorito me, voi, e questa matrice paradossale.

Vivete la vostra vita senza nome.