COME RAGGIUNGERE LA FELICITÀ da: Il Trionfo dell’Uomo che Agisce — Edward Earle Purinton

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Nel più profondo del cuore, tutti noi desideriamo ardentemente la Felicità.
Questa è la fame universale. E solamente quando siamo soddisfatti sentiamo che la vita è bella.

Consciamente o inconsciamente, abbiamo fatto della Felicità l’oggetto di ogni nostro sforzo. Pianifichiamo, fatichiamo, ci sforziamo, risparmiamo, soffriamo, speriamo e preghiamo per essa; nessun prezzo è troppo grande, nessun sacrificio è troppo costoso — se soltanto potessimo essere sicuri di ottenerla. Con essa non chiediamo altro — senza di essa il mondo intero è vuoto e privo di significato.

Persino coloro che non vogliono essere felici sono al massimo della felicità quando sono perlopiù infelici. Cosicché, come il resto di noi, anche loro hanno aderito al perpetuo pellegrinaggio.

Considera per un momento quanto profondo sia il desiderio, e quanto fondamentale per l’attività umana.

Il bambino piccolo, prima che possa ragionevolmente parlare, stende le sue piccole mani per un un giocattolo che qualcuno gli sta porgendo. Perché? Perché pensa che il gioco lo renderà felice. E lo farà – per un periodo.

Il ragazzo ambizioso sacrifica tutto per i suoi libri o i suoi sport atletici, considerando persino il cibo. Lui pensa che vincere lo renderà felice. E sarà così per un periodo.

La ragazzina romantica si adorna di fronzoli e attende trattenendo il respiro l’arrivo del suo Principe. Lei pensa che l’adorazione di un amante la renderà felice. E lo farà per un periodo.

Il titolare di un’azienda lavora duramente e pianifica e si preoccupa per quindici ore al giorno, mentre i suoi dipendenti sono riluttanti a lavorare per otto ore. Pensa che lavoro lo renderà felice. E lo farà per un periodo.

Il dipendente desidera come prima cosa, e ultima, e sempre, una rapida promozione con una retribuzione maggiore. Pensa che l’indipendenza lo renderà felice. E lo farà per un periodo.

Il poeta muore di fame nella sua soffitta, non chiedendo altro che di essere lasciato solo con i suoi sogni. Pensa che l’ispirazione lo renderà felice. E lo farà per un periodo.

La sposa taglia immediatamente i legami di una vita, lanciandosi coraggiosamente verso un futuro vasto e sconosciuto. Pensa che la maternità la renderà felice. E lo farà per un periodo.

Il vecchio, vecchissimo uomo siede meditabondo accanto al focolare non appena calano le ombre della sera, cercando fra le braci qualcosa che non potrà mai più esserci. Pensa che i ricordi lo renderanno felice. Forse lo faranno, per un periodo.

La Felicità, soltanto la Felicità, è quello che tutti andiamo cercando. Alcuni la trovano — e la perdono di nuovo. Alcuni arrivano quasi a toccarla — sentendola scivolare dalla loro stretta. Pochi la stanno conquistando, e la conservano — se sono disposti a condividerla. Mentre i tanti — ciechi, egoisti e frenetici — stanno maledicendo un destino immaginario che è solamente la proiezione del proprio pensiero confuso. Stanchi di lottare, alcuni hanno dichiarato la Felicità essere un fuoco fatuo, impossibile da catturare e che rimane una illusione. Ma questo è soltanto perché essi stessi non vedono. Hanno scelto la strada sbagliata, o vagato per strade secondarie, o sono caduti lungo il percorso — e hanno pagato per l’errore ferendosi. I cercatori di Felicità finiscono nell’afflizione non perché seguono una visione, ma perché si gettano a capofitto in essa. La Felicità dimora appena oltre l’orizzonte. E fin tanto che non alziamo gli occhi non possiamo conoscere il percorso.

Che cosa significa tutto questo ?

E giusto dire che la Felicità è il primo obiettivo dei nostri sforzi ? Se no, perché la vogliamo ? Se si, perché non riusciamo a ottenerla?

La risposta è questa: Il volere veramente una cosa la rende giusta da avere ma difficile da ottenere.

La risposta ha bisogno di spiegazione. Nessuno vuole davvero la Felicità — ciò che tutti vogliono è Crescere. Ma la maggioranza, vedendo soltanto il frutto dello sviluppo, che è la Felicità, manca di considerare i lunghi e faticosi mesi passati a spingersi verso l’alto attraverso la crosta di terra che si trova tra il seme e il frutto. Cosi, durante il tempo della crescita, siamo portati a sentirci impazienti.

Quando un bimbo piccolo è sul punto di imparare a camminare, il padre non prepara un trattato scientifico sui benefici dell’esercizio fisico per un organismo giovanile. Il padre dice, in tono allegro e con sorriso accattivante: «Bimbo, vedi quella grande mela rossa all’altro lato della stanza? La puoi prendere se la raggiungi prima che se ne vada!». E Bimbo, dimenticando che non può camminare, semplicemente cammina. Noi siamo i bimbi, il boccone di frutta è la Felicità, e il Sommo Padre Saggio tiene la ricompensa davanti a noi, mentre stiamo imparando, con lividi e lacrime, a camminare da soli. Cosi, cercare sempre di ottenere la Felicità è come essere bambini nella scuola materna di Dio. Quando siamo cresciuti, ci rendiamo conto che abbiamo soltanto imparato a camminare.

Che cosa è la Felicità? A questa domanda non è mai stata data risposta piena, se non da chi l’ha posta. Perché Felicità significa tante cose differenti quante sono le differenti persone. Ognuno deve trovare la propria, o farne a meno. Ed ecco dove nasce quasi tutta la confusione. Abbiamo la pretesa di prendere in prestito la Felicità dai nostri vicini, di ereditarla dai nostri antenati, elemosinarla dai nostri amici, o rubarla ai nostri nemici; e poi, se ne deriva solamente miseria, diamo la colpa al Fato invece che alla nostra ottusità.

La Felicità di Napoleone sarebbe stata una tortura per Shelley — e la Felicità di Shelley sarebbe stata irritazione per Napoleone. Shelley era qualcosa di alato, palpitante, struggente, la cui gioia era quella di salire nel cielo insieme all’allodola di cui cantava. Napoleone era un enorme mostro rigido di distruzione, mosso dalle raffiche del vento del Nord e che esultava per un mondo che rimaneva distrutto. Il guerriero ha preso la sua Felicità dalla Natura — il poeta invece da Dio. Fra le due, restano ere di umana esperienza, infinità di desideri umani.

Di conseguenza; per sapere ciò che ci renderà felici, dobbiamo sapere dove ci troviamo nella scala dell’evoluzione. Siamo per lo più animali — o per lo più angeli? Dei primi, non abbiamo bisogno di vergognarci; degli ultimi, non abbiamo bisogno di avere paura. Al suo meglio, la vita umana non è altro che un ponte provvisorio che conduce dagli aspri confini della Natura ai fragranti reami di Dio. Voler essere umano solamente per il gusto di essere umano equivale all’avere come massima ambizione una piccola e solitaria garitta di guardia su un ponte. Noi non siamo pienamente umani fin tanto che il cuore e il corpo non anelino più di tutto alla saggezza naturale degli uccelli e dei fiori e delle bestie della giungla; fin tanto che la mente e l’anima non abbiano altrettanta sete di raggiungere la comprensione celestiale degli angeli, delle stelle e dei serafini. Essere felici significa semplicemente essere completi.

Ci sono donne che, come la colomba, sono felici soltanto quando esprimono tenerezza; ci sono uomini che, come il leone, lo sono soltanto quando esprimono forza. E ci sono, di tanto in tanto, esseri umani pienamente sviluppati che hanno in loro un po’ della colomba, un po’ del leone, e un po’ di mille altri antenati primordiali sconosciuti o a lungo dimenticati. Per questi ultimi, la Felicità è un complesso e doloroso oggetto di ricerca. Noi tutti conosciamo persone che oggi sono angosciate e domani sono in estasi. Pensiamo che siano “bizzarre” — perché non siamo in grado di capirle. Sono grandi anime che per il momento non sanno come impiegare se stesse. Quella persona che viene detta “un enigma” è qualcuno di ormai completo, a cui manca solamente il tocco finale; mentre coloro che la chiamano cosi non sono altro che un abbozzo. Un buon modo per essere felici è quello di guardare indietro a un milione di anni fa il verme che siamo stati, e poi guardare in avanti, di milione di ere, al dio che diventeremo ; e poi sorridere alle sciocche vessazioni 90 e alle futili tragedie che riempono una vita che non dura più di un attimo.

Verifica questa dottrina dell’evoluzione umana. La prossima volta che sali su un tranvai, esamina i volti allineati per una facile ispezione. Scoprirai una varietà di animali travestiti da uomini — e forse una varietà di angeli in embrione. Ci potranno essere asini, ratti, volpi, pappagalli, e tacchini. Oppure ci potranno essere tigri, elefanti, levrieri, aquile e uccelli del Paradiso. Riesci a immaginare un rinoceronte che dice a un cerbiatto come essere felice? Potrà essere altrettanto diffìcile per me dirlo a te, o per te dirlo a me. Quello che possiamo fare è dirci l’un l’altro come dirlo a noi stessi. Ecco lo scopo di questo libro.

Ciò ci porta alla nostra conclusione riguardo alla Felicità, come segue : Gli esseri umani sono gli unici abitanti della Terra che sono proverbialmente, cronicamente, e costantemente infelici. Gli animali sono sé stessi — gli uomini e le donne non lo sono. E questo che segue lo spiega. Il nostro cibo, i nostri vestiti, le nostre abitazioni, i nostri libri, i nostri divertimenti, le nostre abitudini e restrizioni sul lavoro, perfino la nostra educazione e la teologia, sono per lo più innaturali perché ci sono stati imposti per eredità, dall’ambiente, dalla civilizzazione in generale. Perciò dobbiamo guardare alla Terra per ricevere la nostra prima lezione in Felicità. Prima di poter persino immaginarci la Felicità, dobbiamo ravvivare l’istinto naturale che ci spinge a fare ed essere la cosa che amiamo. E per di più, invece di renderci empi, questo ritorno di spontaneità ci metterà in contatto con le più grandi forze celesti che giungeranno come un soffio di vento, cosi rapido, fine e generoso.

Chiamiamo “animali inferiori” i nostri amici della foresta, dell’aria e del mare, che non possono parlare. Ma in realtà sono superiori a noi — perché sono più veri rispetto a ciò che sanno. In tutte le vitali abitudini della vita dobbiamo imparare da loro. Il nostro cibo, i nostri bagni, i nostri vestiti, il nostro esercizio, il nostro sonno e il lavoro e il gioco devono essere tutti conformi alla Natura, se vogliamo stare bene, che è la prima considerazione nell’essere felici.

Questo capitolo va inteso come evocazione — niente di più. Di regola, le persone che desiderano più di tutte essere felici sono quelle che pensano di meno. Quindi il primo passo è quello di una autoanalisi; vengono offerte in questo capitolo alcune illustrazioni sul metodo, e non necessariamente conclusive. Ciò che ci rende veri ci rende felici; ciò che ci rende davvero felici deve farci veri ; ed è più facile trovare la cosa vera invece che la cosa felice.

La Felicità potrà venire con un abito nuovo, un successo negli affari o un divertimento preferito. E potrà venire con il sacrificio di una madre, il voto di una suora, o l’angoscia di un martire. Tutto dipende da ciò che siamo, da ciò che desideriamo, e da quanto abbiamo progredito sul cammino dello sviluppo personale.

La Felicità è un potere — non un possedimento. E la capacità di essere ciò che siamo, facendo ciò che possiamo, confidando in ciò a cui aspiriamo — e lasciando fare il resto alla Provvidenza. Ognuno potrà raggiungerla lavorandoci sopra. E nessuno la conserva eccetto chi ne ottiene di più. Perché la Felicità non è un dono, ma una ricompensa al merito.

Il vero segreto per essere felici è quello di essere vigili riguardo ai nuovi modi di crescere. La gioia è caleidoscopica — un giro di polso e la composizione cambia. Ogni pensiero o atto da parte nostra mette una nuova serie di forze in operazione. Se oggi sbagliamo, domani soffriamo. E dobbiamo imparare a vedere la causa nell’effetto.

Inoltre, la Felicità che cerchiamo potrà non soddisfarci quando arriva. Dobbiamo fare i conti con la trasformazione di cose gradite in cose sgradite, e di cose sgradite in cose gradite. In ogni momento della nostra vita, di veglia o di sonno, stiamo cambiando. Ciò che ci faceva piacere ieri, oggi potrà portare dolore. Come il fiore, la Felicità germoglia e sboccia e diventa frutto. Inoltre, come il fiore, la Felicità appassisce e cade. Ne rimane soltanto il seme, che è l’aspirazione che sta al cuore di ogni gioia. Se siamo umanamente saggi, e impariamo a raccoglierlo e a ripiantarlo, possiamo fare della Felicità una fioritura perenne, che dà il frutto per sostenerci quando la sensazione profumata del petalo sarà svanita in un ricordo.

Qui trovi il libro: Il Trionfo dell’Uomo che Agisce