dio è la pietra filosofale

Sarebbe importante avvisare la coscienza:

La ragione è il modo in cui la divinità cerca di comprendere e venire incontro alla deficienza dell’umano. Per farlo, ci sono varie strade in ordine di evoluzione: deve rinunciare a se stessa in parte o anche totalmente, instaurando un regime tecnocratico di contenimento e di controllo (anche militare se necessario);
deve manifestarsi e portare a se stessa attraverso l’intelligenza (ad esempio artistica e sentimentale oppure onirica) delle minoranze ed educare poi attraverso queste a ulteriori intellezioni;
può instaurarsi completamente e/o periodicamente nell’umano che avrà imparato ad aprire le porte e quindi potrà incarnarla e trasmetterla direttamente.

La divinità è in se stessa e per se stessa al di là della concezione umana di bene e della concezione umana di male. Quindi la divinità è la totalità dell’oltre, e per natura non può essere parziale; platonicamente infatti, la si può dire Somma, ma con Nietzsche, non ha senso l’attributo Buona.
Questo significa che se e quando avviene l’ incarnazione, questa è sempre compiuta e quindi non è pericolosa. Quella che viene detta comunemente “possessione” dunque non è da interpretarsi come presenza di divinità, perché si tratterebbe sennò di contraddizione in termini. Semmai la possessione è una grave assenza della divinità, e anche di umanità.

L’uomo può rendersi partecipe, per natura sua propria, della divinità, questo rende la sua deficienza relativa solo al suo libero arbitrio.
Nel momento in cui l’umano vuole, può infatti tornare alla divinità.
Dunque l’uomo è la possibilità totale: la pietra, il cristallo, l’insetto, l’animale, il rettile, il mammifero, il primate, il sapiens, qualcosa di ulteriore (molto altro), l’angelo e infine dio.

Il rapporto sessuale possono averlo le pietre, i cristalli (un contatto reciproco insignificante), gli insetti, gli animali, i rettili, i mammiferi, i primati, i sapiens, qualcosa di ulteriore (molto altro), gli angeli e la divinità che gioca al plurale.

L’uomo, attraverso l’energia sessuale, può riuscire a riprodurre la compenetrazione e la coincidenza di ogni sfera del reale, dal regno minerale a quello angelico, per questo motivo e in questo senso dio e l’uomo sono la stessa cosa.
“… Ma anche dio e la pietra sono la stessa cosa…” dice l’ uomo che è dio.

Solo gli dei fanno l’amore.
Tecnicamente, lo fa solo la divinità (che è una in sé e per sé), ma essa gioca l’amor proprio nella sua riproduzione spazio-temporale necessaria, e quindi nella creazione, nel cosmo, nella dualità e nella pluralità che ricercano, si ricercano, si riuniscono.
Il riconoscimento della divinità trova la sua massima espressione nell’ orgasmo.

Attraverso l’orgasmo, dio vive,
nella repressione sessuale, dio muore.

L’amore non può trascendere la sessualità se non attraversandola.

Dov’è l’amore, non c’è bisogno di ragionare.
Dove c’è bisogno di ragionare, manca l’amore.

La libertà non sarebbe possibile se avessimo a disposizione la divinità. Pertanto ci è richiesto di viverla. La vita è la progressione in cui ogni tanto ci si dimentica e altre volte ci si ricorda.

Chi volesse vivere il paradiso, dovrebbe ricercarlo qui sulla terra, ogni singolo giorno.

Non è detto che ogni singola volta si debba fallire. E male che vada ameremo cristicamente.