La molibdenite sfida il grafene

La vita del grafene come possibile rivale del silicio per la realizzazione dei chip del futuro non è ancora cominciata e già il materiale premiato con il Nobel per la Chimica nel 2010 si trova di fronte un agguerrito concorrente: la molibdenite.

All’Istituto Federale di Tecnologia di Losanna (Epfl) è già stato creato il primo chip realizzato con questo materiale e i ricercatori elvetici sembrano pronti a scommettere che la molibdenite sia molto più adatta del grafene per prendere il posto del caro, vecchio, silicio, ormai sfruttato ai limiti. Il componente fondamentale dei pc che ancora usiamo, infatti, sembra arrivato al limite delle sue possibilità. A meno di colpi di scena, sempre possibili, fisici e ingegneri elettronici sembrano d’accordo che il silicio non possa scendere sotto una soglia tra i 2 e i 10 nanometri (i nanometri sono milionesimi di millimetro), perché poi cominciano problemi di ossidazione e di altre cause di malfunzionamento che non si sa come risolvere. E anche se per ora il silicio non viene lavorato a queste dimensioni (il prossimo traguardo a cui si punta è poco sopra i 20 nanometri) è chiaro che ci si prepara già a che cosa dovrà venire dopo. I progressi nella miniaturizzazione sono talmente rapidi, e importanti, che nessuno vuole arrivare impreparato.

Ora, il grafene ha la grande, unica per ora, caratteristica di essere un materiale manipolabile ma dello spessore di appena un atomo di carbonio. È chiaro che quella di un atomo di spessore appare la soglia minima raggiungibile. Per la molibdenite, invece, si parla di almeno tre atomi. Il triplo, anzi di più, perché nel caso della molibdenite, che è un composto, si tratta di molecole e non di singoli atomi, ma comunque stiamo parlando di spessori infinitesimi. In compenso, anche a quelle dimensioni la molibdenite rimane molto stabile e conserva tutte le sue caratteristiche. E poi ha altre carte da giocare per essere scelta. È un materiale che si trova in natura, che è conosciuto da tempo e che può facilmente essere prodotto: in realtà è un solfuro di molibdeno, MoS2 per dirla chimicamente: basta una semplice reazione tra molibdeno e zolfo per crearla. Ce ne sono giacimenti anche in Italia. E poi è naturalmente dotata del cosiddetto “band gap”, che detto in parole molto semplici è la capacità di condurre o non condurre elettricità, di accendersi o spegnersi facilmente. Un requisito essenziale per poter far parte di un circuito elettronico, visto che la comunicazione dei segnali è basata proprio sul meccanismo acceso-spento per identificare 0-1 nel linguaggio digitale. Il grafene questo non lo fa naturalmente, bisogna “drogarlo” perché ci riesca. La molibdenite è anche migliore nella capacità di amplificare il segnale che riceve, cosa importante per poter mettere altri circuiti “a valle”. Ed è più efficiente del silicio.

Insomma, questo materiale sembra avere tutte la carte in regola per potersi mettere in corsa. L’Istituto svizzero ci sta lavorando da tempo. «Tutti dicevano “grafene, grafene, garfene”. Così ho pensato: cerchiamo qualcosa che sia leggermente diverso. E adesso si parla moltod i più della molibdenite», racconta Andra Kis, a capo del gruppo di ricerca del Lanes, il Laboratory of Nanoscale Electronics and Structures dell’Epfl. Ma il ricercatore sa bene che la strada per vincere la sfida è ancora lunga e anche scalzare il vecchio silicio non sarà facile. Intanto, per fare il chip alla molibdenite è stata usata una base di silicio. Poi i ricercatori hanno dovuto lavorare parecchio per realizzare buone connessioni tra gli elettrodi in oro e la molibdenite, perché la corrente non passa bene naturalmente tra questi due materiali. «Del silicio sappiamo tutto quello che c’è da sapere. Con la molibdenite ci sono ancora molti problemi da risolvere, a cominciare dalla possibilità di ripetere quello che abbiamo fatto su grande scala», ammette Kis.

paolo.magliocco@videoscienza.it

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Materiali del futuro: la molibdenite

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Una recente scoperta colloca la molibdenite tra i materiali che potrebbero permettere lo sviluppo di alcune tra le più avveniristiche tecnologie.

Durante lo scorso secolo, il primato per il materiale che più ha contribuito a rivoluzionare il modo di vivere del genere umano, a detta di molti, è da assegnare alla plastica. Nel nuovo secolo, quali saranno i materiali candidati all’Oscar dell’innovazione?

Probabilmente, almeno allo stato attuale delle scoperte scientifiche, due materiali si contendono il primato: il grafene (“SPECIALE – Il Grafene“)  e la molibdenite.

Del primo se ne è parlato molto, sia in questo blog che su alcuni mass-media, molto meno invece della molibdenite.

Molibdenite è il nome assegnato al disolfuro di molibdeno che sta guadagnando una sempre maggiore attenzione da parte dei ricercatori, grazie alle sue proprietà che riescono a migliorare, per esempio, le fotocamere digitali e le batterie agli ioni di sodio.

In parole povere, la molibdenite è un materiale bidimensionale con uno spessore che può arrivare a pochi nanometri. Un po’ come il grafene con le sue caratteristiche che hanno dello straordinario: conduttore di energia elettrica migliore del rame, impermeabile ai gas e 200 volte più forte dell’acciaio, ma sei volte più leggero.

Qualcuno ha definito la molibdenite un possibile rivale del grafene.

Ma, fino ad oggi, nessuno era mai riuscito a misurare la conducibilità termica della molibdenite. Come spiegano gli esperti, la conducibilità termica è un parametro cruciale per valutare un materiale da impiegare in elettronica.

Angela Hight Walker e il suo team di ricercatori, del Physical Measurement Laboratory’s Semiconductor and Dimensional Metrology Division (Stati Uniti), hanno scoperto come misurare la conducibilità termica della molibdenite usando una tecnica chiamata spettroscopia Raman. In tal modo hanno scoperto che la molibdenite è circa cento volte meno efficiente nel condurre il calore del grafene.

Alcune applicazioni specifiche per il nuovo materiale sono già pronte: nuove generazioni di elettrodi per le batterie agli ioni di litio e le tecnologie per la scissione dell’acqua (cioè la separazione di ossigeno e idrogeno), indispensabile per alimentare un’economia basata sull’idrogeno.

Il futuro ha sicuramente in serbo affascinanti sorprese per l’impiego di questo materiale, di cui sentiremo ancora parlare.

Presentazione del libro “Disobbedienza vegana” a Mestre

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Sabato 19 gennaio 2019 alle 16,30 a Mestre (VE) si terrà un incontro di presentazione del libro “Disobbedienza vegana. Ovvero il veganismo come potrebbe essere” con Adriano Fragano in occasione di un duplice incontro letteraio organizzato dal Gruppo Veganzi, di seguito il loro testo:

Il Gruppo Veganzi è lieto di invitarvi alla presentazione di due nuovi saggi: “Disobbedienza vegana” Di Adriano Fragano e “Oltre l’antropocentrismo” di Monica Gazzola e Roberto Tassan.

Alle 16:30 ci sarà la presentazione di “Disobbedienza vegana”; alle 17:30 un piccolo buffet 100% vegetale; alle 18:00 la presentazione di “Oltre l’antropocentrismo” (solo con l’autrice M.Gazzola).

Ci sarà il tempo necessario per parlare dei contenuti dei due libri e confrontarsi con gli autori.
Per il buffet è gradita la prenotazione (contributo minimo richiesto 5 euro a persona).
Il Piccolo Teatro Fuoriposto è facilmente raggiungibile a piedi dalla stazione dei treni di Mestre.

Siete tutti invitati! Vi aspettiamo!

Gruppo Veganzi (veganzi@libero.it)

Per maggiori info: www.facebook.com/events/349146869000196

[FONTE: Veganzetta.org]

ZOOUT lancia il nuovo blog dedicato ai delfinari

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Il team di Zoout lancia un nuovo blog interamente dedicato alla realtà dei delfinari.

“Abbiamo ideato questo blog per raccontare l’indagine che abbiamo svolto (e continuiamo a svolgere) all’interno dei delfinari” dicono gli autori.
“Pubblicheremo su questo blog il reportage realizzato nei mesi scorsi, ma anche alcune fotografie e alcuni filmati provenienti dalla Rete. Abbiamo infatti deciso di utlizzare immagini aggiuntive, non scattate da noi, per meglio spiegare ciò che vogliamo far conoscere.”

Per chi ancora non la conoscesse, Zoout è la pagina Facebook che racconta la realtà degli zoo nel mondo e promuove l’omonimo documentario a puntate che verrà rilasciato gratuitamente sul web nel 2019.

Indirizzo del blog: https://delfinari.home.blog

[Fonte: Veganzetta]