I cambiamenti climatici sono colpa dell’uomo, ora lo conferma anche l’intelligenza artificiale

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«Significa che possiamo agire per limitare le nostre emissioni ed evitare conseguenze peggiori anche in Italia, paese particolarmente vulnerabile dal punto di vista climatico-ambientale»

Per il 97% degli scienziati del clima gli attuali cambiamenti climatici sono causati dall’attività umana, nonostante una cocciuta minoranza – compresi soggetti istituzionalmente rilevanti, come il presidente Usa Trump – si ostini a sostenere il contrario andando contro alle evidenze fornite in modo sempre più convincente dalla scienza. Scetticismo, malafede o semplice ignoranza sono comunemente alla radice di quest’atteggiamento, sul quale però influisce in modo pressante un assurdo tarlo complottista: e se la quasi totalità degli scienziati del clima ci stesse mentendo, per propri interessi?

A debellare anche quest’ultima paranoia interviene oggi uno studio tutto italiano, Attribution of recent temperature behaviour reassessed by a neural-network method, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports del gruppo Nature da un team di ricercatori provenienti dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr), dall’Università di Torino e dall’Università di Roma Tre, che hanno puntato sull’intelligenza artificiale per spiegare la causa dei cambiamenti climatici.

Finora – ricordano infatti dal Cnr – l’individuazione delle cause del riscaldamento del pianeta è studiata quasi esclusivamente mediante modelli climatici globali che utilizzano la nostra conoscenza fisica del funzionamento dell’atmosfera, dell’oceano e delle altre parti che compongono il sistema clima. «Tutti questi modelli – spiega Antonello Pasini, ricercatore dell’Iia-Cnr e primo autore della ricerca –  attribuiscono alle azioni umane, in particolare all’emissione di gas serra come l’anidride carbonica, l’aumento delle temperature nell’ultimo mezzo secolo, e questa uniformità di risultati non sorprende, poiché i modelli sono piuttosto simili tra loro. Un’analisi completamente diversa consentirebbe pertanto di capire meglio se e quanto questi risultati siano solidi».

Per questo i ricercatori hanno mostrato come modelli di reti di neuroni artificiali (le cosiddette reti neurali) siano in grado di ‘comprendere’ i complessi rapporti tra i vari influssi umani o naturali e il comportamento climatico: «Il cervello di un bambino che cresce – continua Pasini – aggiusta pian piano i propri circuiti neuronali e impara infine semplici regole e relazioni causa-effetto che regolano l’ambiente in cui vive, per esempio per muoversi correttamente all’interno di esso. Come questo bimbo, il modello di cervello artificiale che abbiamo sviluppato ha studiato i dati climatici disponibili e ha trovato le relazioni tra i fattori naturali o umani e i cambiamenti del clima, in particolare quelli della temperatura globale».

Questo è quanto hanno realizzato i ricercatori, con un modello che ‘impara’ esclusivamente dai dati osservati e non fa uso della nostra conoscenza fisica del clima. «In breve – evidenzia Pasini – le reti neurali da noi costruite confermano che la causa fondamentale del riscaldamento globale degli ultimi 50 anni è l’aumento di concentrazione dei gas serra, dovuto soprattutto alle nostre combustioni fossili e alla deforestazione. Ma il nostro modello permette di ottenere di più: ci dà informazioni sulle cause di tutte le variazioni di temperatura dell’ultimo secolo. Così, si vede che, mentre l’influsso solare non ha avuto alcun peso sulla tendenza all’aumento degli ultimi decenni, le sue variazioni hanno causato almeno una parte dell’incremento di temperatura cui si è assistito dal 1910 al 1945. La pausa nel riscaldamento registrata tra il 1945 e il 1975, invece, è dovuta all’effetto combinato di un ciclo naturale del clima visibile particolarmente nell’Atlantico e delle emissioni antropiche di particelle contenenti zolfo, a loro volta causa di cambiamenti nel ciclo naturale».

La ricerca dunque «conferma la conclusione che i primi siano stati molto forti e influenti almeno a partire dal secondo dopoguerra – conclude Pasini – Ma questa non è una notizia negativa, anzi: significa che possiamo agire per limitare le nostre emissioni ed evitare conseguenze peggiori anche in Italia, paese particolarmente vulnerabile dal punto di vista climatico-ambientale».

L. A.

Onu, inquinamento: ‘L’umanità sta per causare la sesta estinzione di massa del pianeta’

Ogni 5 secondi una persona muore nel mondo a causa dell’esposizione all’inquinamento atmosferico. Ogni ora i decessi sono oltre 700. David Boyd dell’Onu sottolinea inoltre come la situazione sia così grave da ritenere che “l’umanità stia per causare la sesta estinzione di massa nel mondo”

Ogni 5 secondi una persona muore nel mondo a causa dell’esposizione all’inquinamento atmosferico. Ogni ora i decessi sono oltre 700. Sono i dati resi noti dall’esperto Onu per i diritti umani e l’ambiente, David Boyd, che sottolinea inoltre come la situazione sia così grave da ritenere che “l’umanità stia per causare la sesta estinzione di massa nel mondo”.

Boyd, riferendo a Ginevra sulle principali conseguenze del cambiamento climatico e sul declino della biodiversità, per sottolineare il pericolo che ci circonda, ha ricordato che “quello in cui viviamo, secondo le conoscenze ad oggi, è il solo pianeta in cui la vita è possibile”. Nonostante ciò l’umanità sta causando danni irreparabili, più preoccupanti di quelli causati dalla rivoluzione industriale.

“Il livello di diossina nell’atmosfera – ha sottolineato – ha raggiunto più di 400 parti per milione, il livello più alto da 650mila anni”. Ciò, spiega, provocherà un cambiamento climatico pericoloso e imprevedibile. I tassi di estinzione sono centinaia di volte superiori al normale e stanno ad indicare, secondo il rappresentante Onu “che gli esseri umani sono all’origine della sesta estinzione di massa su 3,8 miliardi anni di vita di questo pianeta.

“Le conseguenze di queste condizioni climatiche sono senza appello – ha aggiunto – visto che il 90% della popolazione mondiale è esposta all’inquinamento atmosferico. L’aria inquinata causa sette milioni di morti premature ogni anno nel mondo di cui 600mila bambini di cinque anni o meno. Più vittime di quante ne possano fare le guerre, le uccisioni, la tubercolosi, l’Aids e la malaria messe insieme.

L’esperto Onu per i diritti umani e l’ambiente inoltre ha evidenziato come è noto che l’inquinamento causa malattie respiratorie, asma, cancro ai polmoni, problemi alla nascita e turbe neurologiche. Quello che viene preso meno in considerazione è il fatto che questi rischi non sono distribuiti equamente: “Le persone più vulnerabili come i bambini, gli anziani, le comunità autoctone o le donne soffrono livelli di esposizione all’inquinamento più elevati”. “E la maggior parte dei decessi – ha aggiunto – si registrano in paesi a basso e moderato reddito”.

Dunque, secondo l’esperto Onu “non c’è alcun dubbio che la cattiva qualità dell’aria viola numerosi diritti fondamentali. Ad esempio quello di ogni essere umano a respirare aria pura”. “L’Onu, dunque – ha proseguito – deve riconoscere il diritto dell’uomo a un ambiente sicuro, pulito, sano e durevole e gli Stati hanno l’obbligo di tutelare i diritti umani dai danni ambientali”.

David Boyd ha, infine, indicato sette misure chiave che gli Stati dovrebbero applicare per rispettare l’obbligo a garantire un ambiente sano. “Devono sorvegliare la qualità dell’aria – ha detto – identificare le cause dell’inquinamento, informare gli abitanti e coinvolgerli nei processi decisionali sul tema, promulgare norme che determinino limiti chiari contro l’inquinamento atmosferico, elaborare piani di azione contro questo grave pericolo e prevedere fondi adeguati per l’applicazione di questi piani antinquinamento, infine valutare i progressi in questo campo”.

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Antonio Zichichi: “Il Riscaldamento Globale è la più grande bufala di tutti i tempi” …E allora, che ci nascondono?

Antonio Zichichi – noto fisico e divulgatore scientifico italiano e professore emerito del dipartimento di fisica superiore dell’Università di Bologna – ci spiega perché secondo lui il riscaldamento globale evocato dagli scienziati sarebbe la più grande bufala di tutti i tempi.

“Proibiamo di immettere veleni nell’aria con leggi draconiane, ma ricordiamoci che l’effetto serra è un altro paio di maniche, e noi umani c’entriamo poco. Sfido i climatologi a dimostrarmi che tra cento anni la Terrà sarà surriscaldata. La storia del climate change è un’opinione, un modello matematico che pretende di dimostrare l’indimostrabile.

Antonio Zichichi, 85 anni, in una intervista a Il Mattino avverte: “Noi studiosi possiamo dire a stento che tempo farà tra quindici giorni, figuriamoci tra cento anni”. E poi si chiede Zichichi: “In nome di quale ragione si pretende di descrivere i futuri scenari della Terra e le terapie per salvarla, se ancora i meccanismi che sorreggono il motore climatico sono inconoscibili? Divinazioni”.

Lo scienziato spiega che “per dire che tempo farà tra molti anni, dovremmo potere descrivere l’evoluzione del tempo, istante per istante, sia nello spazio che nel tempo. Ma questa evoluzione si nutre anche di cambiamenti prodotti dall’evoluzione stessa. È un sistema a tre equazioni che non ha soluzione analitica”. Quindi, perché molti scienziati concordano sul riscaldamento globale? “Perché hanno costruito modelli matematici buoni alla bisogna. Ricorrono a troppi parametri liberi, arbitrari. Alterano i calcoli con delle supposizioni per fare in modo che i risultati diano loro ragione. Ma il metodo scientifico è un’altra cosa”.

“Occorre distinguere nettamente tra cambio climatico e inquinamento. L’inquinamento esiste, è dannoso, e chiama in causa l’operato dell’uomo. Ma attribuire alla responsabilità umana il surriscaldamento globale è un’enormità senza alcun fondamento: puro inquinamento culturale. L’azione dell’uomo incide sul clima per non più del dieci per cento. Al novanta per cento, il cambiamento climatico è governato da fenomeni naturali dei quali, ad oggi, gli scienziati, come dicevo, non conoscono e non possono conoscere le possibili evoluzioni future. Ma io sono ottimista”.

Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/11863436/Il-guru-Zichichi-smonta-le-eco.html

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Mattarella dice che sul cambiamento climatico siamo a una crisi globale

“Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello planetario. E’ il senso della sollecitazione sottoscritta, nell’autunno scorso, da alcuni Capi di Stato europei”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Belluno.

“Deve essere chiaro che il rapporto con la natura è fatto di rispetto degli equilibri dell’ecosistema, pur se l’umanità ha dimostrato una costante propensione a misurarsi quotidianamente con i limiti conosciuti” ha detto Mattarella, peraltro riconoscendo che “la civiltà montana ha saputo confrontarsi con questi limiti e svilupparsi per millenni, in una competizione quotidiana con condizioni di vita non facili, ben inserita in questo ambiente, senza stravolgerlo”.

Incendio boschivo
© Sputnik . Ministry of Emergency Situations

Il Capo dello Stato ha quindi raccomandato di coltivare insieme innovazione e sapienza antica: “Devono andare di pari passo due atteggiamenti. Anzitutto la costruzione di una attenta regia e di solidarietà internazionali, per affrontare quei comportamenti che contribuiscono a cambiamenti climatici dalle gravi conseguenze – ha detto -. Gli sforzi compiuti nelle diverse conferenze internazionali, che si sono succedute, hanno, sin qui, conseguito risultati significativi ma parziali e ancora insufficienti. In secondo luogo, sul terreno delle concrete pratiche da parte delle istituzioni locali e nazionali, vanno respinte decisamente – ha raccomandato Mattarella – tentazioni dirette a riproporre soluzioni già ampiamente sperimentate in passato con esito negativo, talvolta premessa per futuri disastri”.Il presidente della Repubblica ha infatti sottolineato che opere di contenimento e regimentazione, se non suffragate dall’apprendimento delle precedenti esperienze, talvolta ottengono risultati opposti a quelli prefissati, violando equilibri secolari da difendere. “Diversamente, rischiamo di ritrovarci altre volte a piangere vittime, frutto non della fatalità ma drammatica conseguenza di responsabilità umane.

L’amara e indimenticabile esperienza del Vajont ce lo insegna ogni momento”.

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