Il caos è necessario, ha senso e fa senso

Laddove l’anima è vigile e operante, non ci sono modalità corporee che possano arrestarla, ma questo non significa che la sua realizzazione possa pienamente compiersi, ma solo compiersi.
Un compimento può anche essere simile ad un aborto, e un aborto può essere benissimo un compimento. Si possono poi considerare compiute anche quelle “frustranti” e “insopportabili” minorazioni, quei restringimenti, quegli annullamenti provocati dal caso caotico dell’onda anomala che si rivela essere, alle volte, la Matrigna Natura.
Nessuno può negare il carattere qualitativo delle differenze di profondità fra chi ha memoria del proprio sviluppo e delle proprie solite abitudini e chi invece segue il flusso libero. Questo però non significa che ci sia maggiore o minore qualità in una delle due, appena citate, rispetto all’altra.
In questo Slancio, molto simile ad un Tuffo, non soleremmo più vertirci in macchinose questioni e programmazioni sofisticate e grigiamente artificiali e la nostra attenzione non sarebbe più così allargata, come la risultante indotta di anni e anni passati dietro a un banco, ma sarebbe invece implosiva, pulsante, esplosiva e rapidamente giocosa come quella, per esempio, di un cetaceo. Saremmo appunto dei liberati, anche da questo tipo di forzatura che da un lato del Codice può apparire così importante, e dall’altro può risultare invece così idiota.. Saremmo liberati pure da una bravura che è una prigionia, per scoprire o riscoprire magari un talento nascosto e fino ad allora sopito; liberati da una convinzione sbagliata, indotta da un processo automatizzato e impossibile da rimuovere. Non sto qui promuovendo la demenza, ma l’oblio, il salto verso l’originale questione dell’uomo. Il caos è pertanto necessario, il disordine non è distruttivo, è ricreativo.

Dove sta la saggezza? Nell’Adam o nel suo peccato?

Dov’è la saggezza? Dov’è l’originalità? Nella creazione o nel peccato?

This is the question.

… L’arbitrio libero è necessario.

Καὶ ἠγάπησαν οἱ ἄνθρωποι
µᾶλλον τὸ σκότος ἢ τὸ φῶς

Ricordare troppo diventa facilmente ricordare male,
O ricordare proprio il male

 

 

N.B.

quando mi riferivo alla necessità del caos a-lludevo a una caratteristica della necessità cosmica di qualsivoglia sistema che proprio in quanto esistente risulta necessario in senso stoico, (finché permane in una certa coerenza tale da non renderlo totalmente altro da sé) e cioè l’inclusività. Infatti il cosmo, nella sua contingenza, Sartre docet, è come se fagocitasse proprio, e metabolizzasse il caotico, che è anche quest’ultimo un andamento. Yin e Yang rappresentano bene quella mia allusione, che include anche la possibilità dell’allusione sessuale: il sesso è il caos necessario, o un esempio lampante
per questo “il caos è necessario” e non è un caso che la parola caos sia una ricombinatio a casaccio di due lettere della parola caso

 

p.s. C’è in particolare uno scienziato, Karl Friston, che sostiene che una costante nel sistema cognitivo umano a diversi livelli di complessità (cellulare, corticale, e via dicendo) sia la capacità di generare predizioni/aspettative sugli stimoli sensoriali imminenti. Lui suggerisce che la motivazione biologica per una tale organizzazione sarebbe proprio resistere a una tendenza naturale al disordine/caos

Se ci pensiamo tutti gli organismi (formati da molecole organiche) tendono all’omeostasi
Ma allo stesso tempo l’entropia di un sistema tende per definizione ad aumentare costantemente nel tempo

La respirazione, una “medicina” ancora troppo sottovalutata

respirazione-medicina

La scienza del respiro si basa su fondamenta piuttosto antiche. Secoli di saggezza ci insegnano a prestare maggiore attenzione alla nostra respirazione, la più fondamentale delle cose che facciamo ogni giorno. Eppure, forse proprio perché la respirazione è così basilare, è anche facile da dare per scontata.

Lo scopo di questa breve rassegna delle ultime scoperte scientifiche sulla respirazione e in correlazione al cervello e alla salute generale, serve a ricordare che  merita molta più attenzione.

Controllare il tuo respiro calma il cervello

Da secoli si sostiene che il controllo della respirazione può calmare il cervello, ma solo recentemente la scienza ha iniziato a scoprire come funziona. Uno studio del 2016 si è imbattuto casualmente sul circuito neurale nel tronco cerebrale che sembra svolgere il ruolo chiave nella connessione del controllo del respiro-cervello. Il circuito fa parte di quello che è stato definito il “pacemaker respiratorio” del cervello perché può essere regolato alterando il ritmo respiratorio (la respirazione lenta e controllata diminuisce l’attività nel circuito, la respirazione veloce e irregolare aumenta l’attività), che a sua volta influenza gli stati emotivi. Il modo in cui ciò accade è ancora oggetto di ricerca, ma sapere che il percorso esiste è un grande passo avanti. Esercizi di respirazione controllati semplici come il metodo 4-7-8 possono funzionare da regolatori del circuito.

La respirazione regola la pressione sanguigna

Fai un respiro profondo” è un valido consiglio, in particolare quando si tratta di mantenere la pressione sanguigna da spike. Mentre non è chiaro se sia possibile gestire completamente la pressione arteriosa con la respirazione controllata, la ricerca suggerisce che il rallentamento della respirazione aumenta la “sensibilità baroriflessa”, il meccanismo che regola la pressione sanguigna attraverso la frequenza cardiaca. Nel corso del tempo, l’utilizzo della respirazione controllata per abbassare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca può ridurre il rischio di ictus e aneurisma cerebrale e, in generale, riduce lo stress sui vasi sanguigni (un grande vantaggio per la salute cardiovascolare).

Contare i respiri influisce sulle regioni di controllo emozionale del cervello

Uno studio recente ha dimostrato che controllare la respirazione contando il respiro influenza “le oscillazioni neuronali in tutto il cervello”, in particolare nelle regioni del cervello correlate all’emozione. Ai partecipanti è stato chiesto di contare quanti respiri hanno fatto per un periodo di due minuti, il che li ha indotti a prestare un’attenzione particolarmente focalizzata alla loro respirazione. Quando hanno contato correttamente, l’attività cerebrale (monitorata dall’EEG) in regioni correlate all’emozione, alla memoria e alla consapevolezza ha mostrato uno schema più organizzato rispetto a quello che si verifica normalmente durante uno stato di riposo. I risultati sono preliminari, ma aggiungete all’argomento che il controllo della respirazione tocca qualcosa di più profondo.

Il ritmo del tuo respiro influenza la memoria

Uno studio del 2016 ha mostrato per la prima volta che il ritmo del nostro respiro genera un’attività elettrica nel cervello che influenza il modo in cui ricordiamo. Le maggiori differenze erano legate al fatto che i partecipanti allo studio stessero inalando o espirando e se respirassero attraverso il naso o la bocca. Si è notato che l’inalazione era legata a un maggiore ricordo di volti impauriti, ma solo quando si inalava attraverso il naso. I partecipanti sono stati anche in grado di ricordare meglio determinati oggetti durante l’inalazione.

I ricercatori pensano che l’inalazione nasale inneschi una maggiore attività elettrica nell’amigdala, l’epicentro emotivo del cervello, che migliora il ricordo di “stimoli paurosi”. Anche l’inalazione sembra legata a una maggiore attività nell’ippocampo, la sede della memoria.

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