Link scientifico sul perché il seme (come grano, legumi, noci, cocco, ecc.) è in realtà un embrione vivo

{Cit. Francesco Sunny}

ecco un link SCIENTIFICO
per chiarire meglio perchè il
SEME (come grano, legumi, noci, ecc)
è in realtà SCIENTIFICAMENTE un

EMBRIONE

in pratica un vero e proprio

CUCCIOLO di pianta

che va rispettato e PROTETTO
proprio come TUTTI gli altri cuccioli
dell’intero universo.

quando leggete nel link ricordate che il
polline=SPERMATOZOI vegetali

mentre
l’uovo=OVOCELLULA femminile

e
l’ovario=PLACENTA
entro la quale si sviluppa
il CUCCIOLO.

quindi ricordiamoci SEMPRE che
un banale “piatto di riso” o “di pasta”

PROPRIO SCIENTIFICAMENTE

è una VERA e PROPRIA

STRAGE di EMBRIONI !!!!!!!!!!!

BOLLITI ANCORA VIVI !!!!!!!!
(come il “riso”)

o TRITATI ANCORA VIVI !!!!!!!!
(come la “pasta”)

ecco perchè il cosiddetto “veganismo”
è purtroppo ancora

TOTALMENTE ANTI-etico

al contrario del

FRUTTARISMO☀

che RISPETTA e addirittura SALVA finalmente

TUTTI gli ESSERI VIVENTI
dell’intero universo😉👍🌈💫

[FONTE]

La fecondazione

La fecondazione rappresenta il fenomeno fondamentale della riproduzione sessuale ed è l’unione dei gameti maschile e femminile per formare un’unica cellula, lo zigote. Nelle Gimnosperme la fecondazione è semplice, il gamete maschile si fonde con il gamete maschile, nelle Angiosperme la fecondazione è doppia.
Fecondazione nelle Angiosperme
Dopo aver aderito allo stimma appiccicoso, il granulo pollinico produce un tubetto che cresce verso il basso. La cellula germinativa si divide per mitosi formando due cellule spermatiche: i gameti maschili. I gameti scendono lungo il tubo pollinico. Il gametofito maschile è costituiito inizialmente dal granello pollinico e a maturità da 3 cellule: il tubetto pollinico e le 2 cellule spermatiche.
Il tubo pollinico penetra nell’ovario attraverso il micropilo. Una delle due cellule spermatiche feconda la cellula uovo formando lo zigote,l’altra si unisce con i due nuclei polari formando un nucleo triploide (3n). Dallo zigote si svilupperà l’embrione e dal nucleo 3n l’endosperma. Per questo si parla di doppia fecondazione delle Angiosperme.

Fecondazione in una Angiosperma

Fecondazione in una Angiosperma (fonte Iprase Trentino)

All’inizio l’embrione è costituito da cellule indifferenziate che originano il protoderma, il meristema fondamentale e il procambio. Contemporaneamente si sviluppano i cotiledoni, e da questo momento l’embrione assume nelle dicotiledoni una forma a cuore e nelle Monocotiledoni una forma cilindrica. Man mano che l’embrione si sviluppa, la divisione è compiuta solo dai meristemi apicali della plantula.
L’endosperma è la struttura che nutre l’embrione durante il suo sviluppo. La sua funzione è esclusivamente di riserva poichè contiene le sostanza nutritive che sono il materiale energetico cui attinge l’embrione nelle varie fasi della germinazione, quando non è ancora in grado di svolgere la fotosintesi.

Il frutto

Il frutto si sviluppa dall’ovario del fiore giunto a completa maturazione. Dopo la fecondazione la parete dell’ovario si inspessisce e i frutti si sviluppano. I frutti proteggono i semi e favoriscono la loro diffusione.
Il frutto è costituito da tre strati: epicarpo (più esterno), mesocarpo ed endocarpo; nell’insieme questi tre strati formano il pericarpo che racchiude il seme.
A seconda delle consistenza del pericarpo, i frutti si distinguono in carnosi e secchi.
I frutti carnosi hanno un pericarpo succulento: almeno uno dei tre strati che lo formano è ricco d’acqua e diventa la polpa tenera e succulenta (es.drupe, bacche, peponidi e esperidi).
I frutti secchi hanno un pericarpo povero di acqua, duro e rigido. Essi vengono distinti in deiscenti e indeiscenti.
I frutti secchi deiscenti, giunti a maturazione, si aprono liberando i semi (baccelli nei legumi e capsula del papavero). I frutti secchi indeiscenti rimangono invece chiusi, proteggendo il seme fino alla germinazione (castagna, nocciola).
Se i frutti si sviluppano a partire da un solo ovario si dicono semplici; i frutti che derivano da più pistilli appartenenti allo stesso fiore si dicono frutti aggregati (composti) o infruttescenze.
I frutti di alcune piante come ad esempio le mele di Malus sylvestris sono detti falsi frutti perché finiscono per incorporare altre parti del fiore assieme al carpello. I frutti che derivano esclusivamente dal carpello sono invece definiti come veri frutti.
Apomissia
Accade a volte che l’embrione si sviluppi senza che vi sia stata l’unione dei due gameti. L’origine agamica dell’embrione è detta apomissia e la modalità di riproduzione è detta partenogenesi. Come nella propagazione vegetativa, i nuovi individui sono simili alla madre.
Può avere origini diverse:
– assieme ad un embrione derivato dal normale processo fecondativo si formano embrioni che derivano da altre cellule dell’apparato riproduttore (poliembrionia; agrumi, mango);
– l’embrione deriva dall’ovulo senza che vi sia stata la fusione col gamete maschile; si parla di partenogenesi non ricorrente se la pianta che nasce non è capace di produrre gameti fertili, di partenogenesi ricorrente se si formano piante in grado di riprodursi sessualmente (es. rose coltivate).

Fruttificazione e maturazione dei frutti
L’allegagione è la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura. Nella fase iniziale (o di accrescimento) la parte dell’ovario si ingrossa. Durante questo periodo il frutto è duro, di sapore sgradevole, di colore verde, coperto spesso da peli e da squame.
All’accrescimento segue la fase di maturazione che è accompagnata da notevoli mutamenti biochimici. Quando i frutti cominciano a maturare compare un ormone, l’etilene, che scadena una serie di processi.
Durante la maturazione della frutta avviene lo sviluppo di quattro caratteristiche: aroma, dolcezza, succosità e morbidezza, colore.
– Aroma: la frutta acerba contiene fenoli amari e astringenti il cui scopo è quello di è scoraggiare gli animali prima che il seme sia maturo. Con la maturazione della frutta scompaiono lasciando spazio agli aromi piacevoli, che al contrario servono per incoraggiare gli animali. Affinché avvenga questo processo in genere la frutta deve essere ancora sull’albero.
– Dolcezza: dovuta agli zuccheri semplici (saccarosio e fruttosio), ricavata dalla linfa o dalla trasformazione degli amidi.
– Succosità e morbidezza: un enzima specifico attacca la pectina presente nelle pareti delle cellule, causando una più facile rottura di queste che quindi rilasciano più facilmente l’acqua. Il frutto risulta così più morbido e succoso. In questo processo vengono utilizzati gli acidi del frutto, che di conseguenza assume un sapore meno acido.
– Colore: con la maturazione il colore della frutta diventa più luminoso e si forma sulla superficie del frutto una pellicola cerosa che impedisce la dispersione dell’acqua.
Il distacco del frutto dalla pianta è detto abscissione; ulteriore trasformazione che subisce il frutto è la fermentazione alcolicva che attira gli animali che si cibano di frutti. Questa fase è detta post-maturazione.
I frutti servono molto spesso per la disseminazione dei semi. In alcuni casi strutture quali sepali, foglie modificate o brattee che circondano il frutto facilitano la disseminazione. Qualsiasi parte distaccata di una pianta che serve per la disseminazione dei semi viene detta unità di disseminazione.

Tipi di frutto

Alcuni tipi di frutto (foto www.ceaniscemi.it)

Il seme

Il seme può essere definito come l’embrione allo stato latente, accompagnato da un tessuto nutritivo e ricoperto da uno o due tegumenti esterni. Il seme è dotato di strutture che comportano resistenza alla siccità e al freddo, capacità di sfuggire ad attacchi parassitari o ai succhi gastrici degli animali superiori e di strutture atte al trasporto in nuovi ambienti.
Il seme è costituito da tre strutture: embrione, endosperma e episperma (tessuti protettivi).
– Embrione: rappresenta la futura pianta derivata dallo sviluppo dello zigote. In esso sono riconoscibili una radichetta che è il primordio dell’apparato radicale, una piumetta che è l’apice del futuro fusto e una (nelle Monocotiledoni) due (nelle Dicotiledoni) o numerose (nelle Gimnosperme) foglie embrionali o cotiledoni. Tra la radichetta e l’inserzione dei cotiledoni è posto l’ipocotile, e tra i cotiledoni e le prime vere foglie è posto l’epicotile.
– Endosperma o tessuto nutritivo: è rappresentato da sostanze di riserva necessarie allo sviluppo del seme nella fase della germinazione. A spese dello sporofito genitore, l’endosperma si arricchisce di sostanze di riserva in proporzioni variabili a seconda delle specie. Nei cereali prevalgono i glucidi, nei legumi sono prevalenti le proteine, mentre i lipidi prevalgono nei semi di arachide e di colza. In molte dicotiledoni, nel corso dello sviluppo del seme le riserve vengono trasferite interamente ai cotiledoni e l’endosperma viene completamente riassorbito e non è presente nel seme maturo (semi cosiddetti esalbuminati).
– Episperma: è costituito da tegumenti che avvolgono e proteggono le strutture prima descritte dagli agenti atmosferici, per evitare l’eccessivo disseccamento o l’assorbimento di acqua o di altre sostanze; partecipa al controllo della germinazione contenendo sostanze inibitrici, deriva dai tegumenti dell’ovulo.

Semi di Monocotiledone e Dicotiledone (foto www.sapere.it)

Nelle Spermatofite il processo di morfogenesi che porta all’ individuo adulto non si verifica in continuità ma subisce un arresto allo stadio di embrione, che entra in uno stato quiescente (quiescenza). Da questo stadio riprenderà la crescita e lo sviluppo dopo un intervallo di tempo che può essere anche di mesi o di anni.

Dispersione (o disseminazione)
La dispersione dei semi è il processo naturale che permette la diffusione della specie, facilita l’occupazione di nuovi territori alla ricerca di condizioni ambientali più favorevoli, diminuendo la concorrenza tra le plantule.
Le specie in base alla modalità di disseminazione sono distinte in:
– Autocore: la dispersione è effettuata dal frutto senza bisogno di energie esterne; oltre alla caduta dei semi per gravità si può verificare anche la loro espulsione a distanza (disseminazione bolocora)
– Idrocore: la dispersione dei semi avviene per mezzo dell’acqua, ed è effettuata da frutti o semi che sono in grado di galleggiare per un certo periodo. In questo caso i frutti contengono aria al loro interno e la parte esterna è spesso impermeabile
– Anemocore: la dispersione è causata dal vento con semi leggeri e di piccole dimensioni, muniti di ali o altre appendici che facilitino il volo
– Zoocore: la dispersione avviene grazie agli animali.

Germinazione
La germinazione di un seme quiescente inizia con l’idratazione. Raggiunta una determinata soglia, variabile con le specie, il contenuto idrico rimane stabile per un periodo durante il quale non si osserva alcun cambiamento morfologico del seme. Proprio durante questo periodo si realizza la germinazione in senso stretto che si conclude quando l’apice della radice embrionale emerge dai tegumenti seminali. Da questo momento inizia la fase della crescita, della radice e del germoglio, caratterizzata da una intensificazione dell’assorbimento dell’acqua.

Carne di cane, presidio all’Ambasciata cinese di Roma contro Yulin

AGGIORNAMENTO DEL 21 GIUGNO 2018 – OGGI IL PRESIDIO DAVANTI ALL’AMBASCIATA CINESE A ROMA

Stamattina alle 10.30 davanti all’Ambasciata cinese più di duecento persone hanno assistito alle rappresentazioni degli attivisti di Animalisti Italiani Onlus che hanno messo in scena quello che avviene nei giorni del Festival: cani e gatti torturati e bolliti vivi, dopo essere stati catturati per strada o sottratti ai loro padroni. Per l’occasione l’Ambasciata cinese ha chiuso i cancelli in orario di apertura al pubblico e l’Ambasciatore cinese Li Ruiyu si è rifiutato di incontrare una delegazione di Animalisti Italiani Onlus che volevano consegnare una lettera rivolta al Governatore della Regione Autonoma di Quansi Zhuang con la supplica di fermare Yulin. Ecco il testo della lettera, che negli ultimi giorni hanno anche inviato migliaia di persone indignate per Yulin:.

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Cambiare il Festival di Yulin si può. Facciamolo insieme.

Vogliamo che il Festival Yulin 2018 sia il Festival Yulin della vita, con migliaia di turisti da tutto il mondo, senza uccisioni, ma con prodotti naturali cinesi.

La Cina è una grande nazione che, da anni, si sta impegnando nella tutela ambientale per il benessere della sua gente e dell’intero pianeta.

Quest’anno abbiamo qualche speranza in più affinché venga fermata questa immane tragedia: le parole del Presidente cinese Xi Jinping pronunciate lo scorso 14 febbraio durante lo Spring Festival: “Nella cultura cinese i cani sono partner fedeli dell’uomo: rappresentano un ideale di pace e di lealtà”

Noi vorremmo lavorare al fianco dell’ambasciata e del Governo cinese per dare il nostro contributo affinché non si parli più di Yulin come un teatro di morte, ma di un luogo dove rispetto e sostenibilità vanno di pari passo. Dove non si macellano cani e gatti, ma si possono gustare, in armonia e senza sofferenza per nessuno, i piatti vegetali tradizionali dell’ottima cucina cinese.

Migliorare è possibile. Basta volerlo. Noi siamo pronti.

 

Le chiediamo se fosse possibile fissare un incontro con Lei, il prossimo 21 giugno o nei giorni precedenti.

Firmato: Animalisti italiani Onlus.

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Alla manifestazione un’assenza forzata, fa sapere Animalisti italiani: “Non è potuto esserci quest’oggi il Presidente dell’associazione Animalisti Italiani Onlus, Walter Caporale, a causa della perdita del suo caro papà. Il Consiglio Direttivo, lo staff e tutti gli attivisti si uniscono al dolore della famiglia”. Condoglianze anche da 24zampe.

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AGGIORNAMENTO DEL 20 GIUGNO 2018 IN CODA – L’APPELLO DI TIZIANO FERRO

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L’Associazione Animalisti Italiani Onlus organizza per giovedì 21 giugno un presidio davanti l’Ambasciata Cinese a Roma. Appuntamento dalle ore 10.30 per chiedere di fermare il famigerato Festival di Yulin, metropoli cinese dove per il solstizio d’estate si mangia carne di cane, ritenuta fonte di salute, fortuna e vigore sessuale. Durante il festival si mangiano 10mila cani e migliaia di gatti. Molti degli animali vengono catturati per strada o sottratti ai loro padroni. Spesso sono malati, tanto che, secondo il Ministero della Sanità cinese, nel Paese ogni anno muoiono tra le 2 e le 3mila persone per aver contratto il virus della rabbia. Secondo le statistiche dell’ufficio di Pechino della World Animal Protection, ogni anno in Cina vengono ancora macellati 25 milioni di cani. In altri paesi asiatici come Taiwan, le Filippine, Singapore e Hong Kong, il consumo di carne di cane è stato vietato. “Quest’anno abbiamo qualche speranza in più affinché venga fermata questa immane tragedia – scrive l’Associazione Animalisti Italiani in una lettera aperta all’ambasciatore cinese in Italia, Li Ruiyu -: le parole del Presidente cinese Xi Jinping pronunciate lo scorso 14 febbraio durante lo Spring Festival: ‘Nella cultura cinese i cani sono partner fedeli dell’uomo: rappresentano un ideale di pace e di lealtà’”. (foto sotto REUTERS/Tyrone Siu)

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AGGIORNAMENTO DEL 20 GIUGNO 2018 – L’APPELLO DI TIZIANO FERRO: “STOP YULIN”

Tiziano Ferro ha postato su Instagram un appello contro il Festival della carne di cane a Yulin in Cina, aderendo alla campagna lanciata dall’Associazione Animalisti Italiani Onlus. “Ogni anno – dice il cantante nell’appello -, nella festa nazionale di Yulin in Cina, più di 10.000 cani vengono brutalmente torturati e uccisi e massacrati, e a causa delle povere condizioni igieniche, più di 3.000 persone muoiono di rabbia. Animalisti italiani ed io vi chiediamo di sostenere questa iniziativa e chiediamo soprattutto all’ambasciata cinese in Italia di aiutarci a fermare questa barbarie, perché la civiltà possa regnare. Basta a questa tortura, stop Yulin”.

Reddito di cittadinanza, il modello europeo che l’Italia ignora

Giovanni Perazzoli

(fonte)

La trasmissione sullo stato sociale di Michele Santoro è stata un’altra occasione persa per parlare dello stato sociale.
Per me che vivo in Olanda appare assolutamente incomprensibile che non si ponga in Italia alcuna attenzione ai sussidi di disoccupazione europei.

I giornali parlano di un “modello tedesco” che è frutto più di fantasia che di realtà. Tanto più, allora, perché non informare l’opinione pubblica italiana che in Germania (come in tutta Europa) non sono, attenzione, coloro che sono stati licenziati ad avere dallo stato l’affitto dell’alloggio e un sussidio illimitato, ma tutte le persone maggiorenni disoccupate, indipendentemente dal fatto che abbiamo o meno mai lavorato? Il sussidio termina, in mancanza di un’occupazione, con la pensione. Non è assolutamente vero quello che scrivono i giornali italiani che sia a tempo determinato. Confondono per ignoranza o in modo intenzionale l’indennità di disoccupazione e il sussidio di disoccupazione.

Come si fa a ignorare in Italia un aspetto così importante della vita di ogni cittadino europeo? Non me ne capacito. In Italia non si sa neanche che chi in Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna e non solo Danimarca, Svezia…) non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del reddito, e anche chi lavora part time ottiene un’integrazione del reddito. Poi si scopre che in Italia il reddito medio è da miseria. E tutti si sorprendono. Ma veramente in Italia si ignora l’abc dello stato sociale? Mi pare strano da credere.

L’esistenza di quello che di fatto è un reddito di cittadinanza in Europa spiega molte cose che in Italia vengono riproposte, lasciatemi dire, in modo del tutto assurdo. Spiega la flessibilità europea (peraltro di gran lunga minore che in Italia), spiega l’assenza di lavoro nero, spiega l’assenza delle massicce raccomandazioni, spiega anche il fatto che le persone competenti occupino in genere il posto che compete loro (mentre così non è in Italia). Non capisco perché nonostante l’Europa raccomandi dal lontano 1992 all’Italia di introdurre un reddito di cittadinanza questo non succede neanche con la crisi. E soprattutto è incomprensibile che a sinistra nessuno ne parli chiaramente. A chi giova? Evidentemente a qualcuno gioverà.

Certo non giova agli operai che si danno fuoco, alle famiglie che resteranno senza un reddito, e senza una casa di cui Santoro mostra ogni volta il dramma. Ma senza mostrare le soluzioni che in altri paesi hanno adottato da decenni, la denuncia mi pare parziale e anche un po’ ambigua. Non mi pare che sia uno scoop scoprire quello che per diversi milioni di persone è assolutamente normale. La Francia è stata l’ultimo paese in Europa ad adottare una forma di sussidio che di fatto è un reddito di cittadinanza ben venti anni fa. La rivista “Esprit” dedicò un numero speciale all’evento. Possibile che in Italia nessuno ne sappia nulla?

Le persone giudicano per paragoni e confronti. Se il confronto con gli altri paesi viene loro negato non ci si può lamentare che non cambi nulla. La primavera araba è iniziata con la possibilità di guardare con la televisione e con internet fuori del recinto nazionale. Lo stesso avvenne nei paesi dell’Est.

Forse non si vuole la democrazia europea e si guarda ad altro? In ogni caso, per scegliere bisognerebbe conoscere. Sapere che un’altra società non solo è possibile, ma già esiste da diversi decenni, impegnerebbe diversamente le forze politiche, e i sindacati. Questo sarebbe “rivoluzionario”, e sarebbe europeo. L’unico che in Italia sta ponendo con coerenza il problema del reddito di cittadinanza sul modello europeo è Maurizio Landini; temo però sia un outsider, una scheggia impazzita del sistema.

Ichino ha detto in trasmissione che l’indennità di disoccupazione che vorrebbe introdurre il governo Monti è di qualche mese più lunga dell’indennità di disoccupazione tedesca (12 o 18 mesi). Ma non ha spiegato bene (anche perché nessuno glielo ha chiesto) che dopo l’indennità di disoccupazione in Germania (e in tutta Europa) c’è un altro sussidio, meno “ricco”, per modo dire, ma che è illimitato (ovvero limitato solo dalla pensione e, ovviamente, da una nuova eventuale occupazione) e che copre anche l’affitto dell’alloggio. Vi pare poca cosa? Vi sembra un dettaglio trascurabile? Una donna sola e disoccupata con figli ha in Germania dallo stato più di 1800 euro mensili. Non mi fermo qui sulle cifre e sulla tipologia dei benefici che hanno le persone che non lavorano nei paesi europei e in particolare in Germania: l’ho fatto nel numero in uscita su MicroMega.

Io mi chiedo sgomento: come è possibile dedicare un’intera trasmissione sullo stato sociale, far iniziare la Fornero con la sua proposta di riforma degli “ammortizzatori sociali”, e non parlare dei sussidi di disoccupazione che esistono in Europa? Possibile che nessuno ritenga importante ricordare che è dal 1992 che l’Europa raccomanda all’Italia di adottare il reddito di cittadinanza? Possibile che nessuno abbia notato che anche nella famosa lettera della Bce (sic!) si rinnova al governo italiano l’invito a introdurre i sussidi di disoccupazione sul modello europeo e che la stessa cosa viene ripetuta nelle famose domande di chiarimento dell’Europa?

Una breve ricerca su internet: ecco una parte del testo della raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale. Leggo:

Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell’impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

Poi leggo:

(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato l’introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri;

O anche

il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà (6), ha anch’esso raccomandato l’introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale

E dunque l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri:

di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.

E questo significa che al reddito minimo garantito si può avere accesso

senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei requisiti prescritti e nell’intesa che, in concreto, il diritto può essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili

(http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:31992H0441:IT:HTML)

In tutti i Paesi dell’Europa questo è realtà. Non in Italia, in Grecia e in Ungheria.

Possibile che nessuno abbia capito che quello che manca in Italia è quella sicurezza economica che viene dalla rete dei sussidi che permette alle persone di cambiare lavoro con relativa tranquillità soprattutto da giovani? Un mio giovane amico olandese ha fatto un’infinità di mestieri; è stato, tra le altre cose, maestro di sci, ha aperto una scuola di windsurf, ha aperto un Hotel, poi lo ha chiuso e aperto una ditta di costruzioni. È questo che si chiama “flessibilità”, non la macelleria sociale che hanno in mente in Italia destra e sinistra.

Possibile che non si capisca il significato di apertura del mercato e della protezione sociale? Non significa licenziare in massa la gente, significa fare in modo che i giovani possano sperimentare le loro possibilità e le loro idee in un mercato aperto e non controllato dalla corporazioni e dalle varie rendite (vera potenza italiana). È per questo che l’Europa chiede le liberalizzazioni, non certo per perseguitare i tassisti (una delle cose, non so se più ridicole o drammatiche, è stata la farsa sui tassisti, come se da loro dipendesse lo spread. Magari si voleva solo alzare un gran polverone e mandare tutto il resto in caciara?).

Liberalizzare significa aprire l’accesso alle professioni senza doversi fare un tessera di partito, pagare tangenti, essere parte di un sistema di potere, di una lobby famigliare, politica, religiosa ecc. Significa che in Italia uno che vuole fare il giornalista o il notaio non debba essere figlio di un giornalista o di un notaio, significa che se vuole aprire un negozio si viene aiutati (come avviene in tutta Europa) e non ostacolati. È così difficile da capire? Aprire il mercato significa andare un po’ a vedere come si fa carriera nella televisione di stato, alla Rai. Significa andare a vedere quanti sono i figli di papà dentro le università. Magari dei papà “riformisti”. Ma veramente nessuno capisce che una cosa è la precarietà con la certezza del reddito e dell’alloggio, e un’altra è la precarietà con il niente?
Ho capito che il reddito minimo garantito è come un punto archimedeo: sembra piccolo, ma in realtà è il punto d’appoggio di due concezioni della società completamente diverse.