Tasse: quante e quali paghiamo in Italia (governo ladro)

[FONTE]

Quanto paghiamo al Fisco? Quali sono le tasse più care? E le più strane? Dall’imposta sul rumore degli aerei a quella sulla birra, ecco le 100 tasse italiane.

Sapete quanto paghiamo a testa di tasse in Italia? Circa 8.000 euro distribuiti in 100 imposte. Vi sembrano pochi? Eppure, secondo gli ultimi dati disponibili in mano alla Cgia di Mestre (tra i più noti osservatori economici del nostro Paese) è così. A dire il vero, bisogna aggiungere i contributi previdenziali. In questo caso, la cifra sale a 12.000 euro. Sapete quanto ha incassato lo Stato di tasse negli ultimi 20 anni? L’80% in più, quasi il doppio dell’inflazione che, nello stesso periodo, è aumentata del 43%.

Volete anche sapere qual è la tassa più cara? E la più odiata dai cittadini e dalle imprese? Oppure quella più stravagante? Vi raccontiamo tutto.

Quanto paghiamo di tasse in Italia?

Dicevamo che nel nostro Paese ci sono 100 tasse, dieci delle quali concentrano la maggior parte del gettito fiscale: oltre 421 miliardi di euro che equivalgono a circa l’85% del totale. E quant’è questo totale? Secondo gli ultimi dati a disposizione, quasi 500 miliardi di euro.

Quali sono le tasse più alte in Italia?

Quali sono quelle 10 tasse che tanto ci costano? Al primo posto c’è l’Irpef che, da sola, raccoglie quasi il 34% del totale. Un terzo, insomma. A ruota – anche se con un certo distacco – non poteva che seguire l’Iva, circa il 20% del totale. Se ne deduce che Irpef e Iva rappresentano la metà delle tasse pagate dagli italiani.

Completa il podio l’Ires, cioè l’imposta sul reddito delle società: «Appena» (considerato l’ammontare di Irpef e Iva) il 6,5%. Ma, comunque, è quella che pesa di più sulle aziende.

La top ten delle tasse più care in Italia si completa (nell’ordine) con: l’imposta regionale sulle attività produttive (Irap), l’imposta sugli oli minerali e derivate, l’Imu (sesto posto con il 4% sul totale), l’imposta sull’energia elettrica e oneri di sistema sulle fonti rinnovabili, l’addizionale regionale Irpef, le ritenute sugli interessi e su altri redditi di capitale e, infine, l’imposta sui tabacchi.

Quante tasse paghiamo in Italia?

L’abbiamo detto all’inizio: in Italia si pagano 100 tasse. Molte di queste, senza nemmeno saperlo (o senza nemmeno pensarci).

Come spiegato poco fa, la più elevata è l’Irpef, mentre l’Iva è la tassa che si paga tutti i giorni (basta comprare anche un pacchetto di caramelle o prendere un caffè al bar). La più odiata dalle aziende sembra essere l’Irap, anche se l’Ires costa di più. Mentre quelle che proprio ai cittadini non va giù sono l’Imu e la Tasi.

Sicuramente, quelle elencate sono tra le più conosciute insieme al bollo auto, al canone Rai, alla cedolare secca sugli affitti, all’addizionale comunale sull’Ipef, alle tasse scolastiche e universitarie o all’imposta di bollo. Ma nel lungo elenco delle 100 tasse pagate in Italia ci sono alcune degne di nota, perché particolarmente sconosciute o, come dicevamo all’inizio, stravaganti.

Merita un premio speciale l’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili. Si chiama Iresa ed è una sorta di «tassa sul rumore degli aerei». Dal 2013 si paga in Campania e Lazio (attualmente anche in Piemonte) e costa alle compagnie aeree (compresi gli operatori di aerotaxi o di altre attività certificate dall’Enac) un massimo di 50 centesimi per tonnellata per aeromobile, ai quali si aggiungono altri parametri in base all’orario in cui l’aereo fa rumore, cioè se decollano e atterrano durante il giorno o a notte fonda.

In Italia si paga dagli anni ‘50 anche una tassa sui gas incondensabili. E che saranno mai? Si tratta semplicemente di metano, etano o idrogeno che (per dirla in parole semplici), nel processo eseguito nelle raffinerie lavorando il petrolio, non si condensano. Ecco, non solo c’è la tassa ma anche la sovraimposta di confine sui gas incondensabili. Qualche decina di milioni di euro al mese la porta nelle casse dello Stato.

Che ci fosse una tassa sui superalcolici lo sapevamo (avete presente il bollino che si trova sul tappo?). Ma forse non tutti sanno che c’è anche un’imposta sulla birra e anche la sovraimposta di confine sulla stessa bevanda. Come c’è anche sui fiammiferi, sui sacchetti di plastica biodegradabili e sugli spiriti (i superalcolici, appunto).

Paghiamo un contributo per il Sistri, cioè per il sistema informatizzato di controllo della tracciabilità dei rifiuti speciali sul territorio nazionale e dei rifiuti urbani della Campania. Chi cerca un’alternativa alle sigarette paga l’imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo (altro non è che una tassa sulle sigarette elettroniche).

C’è la tassa di ancoraggio, riservata alle navi che devono sostare in un porto. Un’altra sull’emissione di anidride solforosa e di ossidi di azoto. Un’altra ancora sulla numerazione e bollatura di libri e registri contabili. E, per non farci mancare nulla, abbiamo anche un’imposta sulle riserve matematiche di assicurazione. Sapete che cos’è? Si tratta dell’importo che deve essere accantonato dalla compagnia assicurativa per fronteggiare gli obblighi futuri assunti verso gli assicurati che hanno sottoscritto una polizza del ramo vita.

E così fino a 100.

Fisco diabolico: ecco tutte le tasse invisibili

Paghiamo, tanto, ma non ce ne accorgiamo nemmeno. Una furbata per evitare la rivolta contro il fisco esoso

 

[FONTE]

 

Il lato oscuro delle tasse è come la faccia nascosta della luna: non lo vedi mai. Con il fisco succede la stessa cosa. La maggior parte dei prelievi è invisibile. Il contribuente non si accorge di versare denaro nelle casse dell’erario. Succede per esempio con gli stipendi dei lavoratori dipendenti, incassati al netto del prelievo.

Ma capita anche con l’Iva incorporata nel prezzo dei beni acquistati. In numerosi Paesi sugli scontrini sono riportati separatamente il costo del prodotto comprato e l’aggravio fiscale caricato. Da noi non funziona così. Tutto congiura a tacere il meccanismo dei prelievi, la trasparenza è la grande assente nel rapporto tra fisco e cittadini. I quali finiscono per non rendersi conto di quale sia l’effettivo peso dell’imposizione tributaria sulle loro tasche. È un peso esorbitante ma spesso tollerato perché non se ne conosce la dimensione. Chi direbbe che le tasse invisibili sono il 96 per cento del totale? Sembra impossibile, ma è così: soltanto il 4-5 per cento delle imposte viene versato con un’azione consapevole, in virtù di un pagamento effettuato a uno sportello bancario, alle poste, a una tabaccheria convenzionata con l’Agenzia delle entrate.

Il resto viene sfilato dal conto in banca con grande destrezza, senza disturbare il contribuente, evitandogli il fastidio di compiere il versamento e quindi l’inesorabile arrabbiatura di quando si mette mano al portafogli. Ma com’è gentile il fisco, pur di lasciare i cittadini in un inconsapevole torpore.

I PRELIEVI ALLA FONTE

Il grosso delle tasse invisibili sono i prelievi alla fonte compiuti da un sostituto d’imposta. Quei soldi il contribuente neppure li vede perché riceve il netto dal datore di lavoro magari senza gettare un’occhiata alla busta paga. Sono somme consistenti, che comprendono l’Irpef, i contributi previdenziali e le addizionali regionali e comunali, spesso rincarate dagli enti locali senza che ne venga data un’adeguata comunicazione. Questa fetta di imposte occulte rappresenta il grosso delle tasse pagate inconsapevolmente: oltre il 60 per cento. Diverso è il discorso per i lavoratori autonomi e i professionisti che emettono fatture e parcelle sulle quali devono pagare l’Iva. Il loro esborso è cosciente. E si fa sentire. Gli autonomi conoscono molto meglio l’invadenza del fisco, l’insofferenza verso l’erario li esaspera maggiormente rispetto ai lavoratori dipendenti. La protesta delle partite Iva contro la grande sanguisuga fiscale è più sonora. L’effetto però non cambia per nessuno.

LE TASSE SULLE TASSE

L’altro grande capitolo delle tasse inconsapevoli è quello delle imposte indirette che sono contenute nel prezzo dei beni. La parte del leone spetta all’Iva e ai dazi doganali incorporati nei prodotti importati da Paesi extra Ue, ma la casistica è molto estesa. Le accise, per esempio: colpiscono i carburanti, i tabacchi, i fiammiferi, gli alcolici, l’energia elettrica, il gas metano, il lotto. Rappresentano una delle principali entrate dello Stato e delle Regioni, eppure quale contribuente saprebbe dire quanti soldi gli costano le accise? Ma il peggio è che molto spesso queste imposte concorrono a formare il valore sul quale si calcola l’Iva. Tasse sulle tasse, quindi. Tasse doppie. Tutto nascosto. Tributi occulti sono compresi nel costo dell’assicurazione dell’auto, su cui gravano imposte specifiche più un contributo destinato al Servizio sanitario nazionale. Se ne rendono conto soltanto i pochi che si preoccupano di dedurlo al momento di presentare la denuncia dei redditi. Sono di fatto invisibili anche i bolli trattenuti dalle banche sui conti correnti e i dossier titoli, e così pure gli interessi sugli investimenti finanziari e i capital gain. Gli estratti conto riportano il prelievo, che però è automatico: l’effetto per il contribuente è quello dell’ennesima tassa inconsapevole.

AUTOMATISMI NASCOSTI

Non è finita. Sul «Gratta e vinci» e gli altri incassi da scommesse e pronostici si versa un’imposta sostitutiva. Da quest’anno è invisibile anche il canone Rai, che il governo Renzi ha inserito nelle bollette della luce con modalità ancora poco chiare. Una tassa piccola quanto fastidiosa colpisce i sacchetti di plastica non biodegradabili. Queste sono le voci delle imposte invisibili che ricorrono più frequentemente nella vita quotidiana. Naturalmente non sono le uniche. I redditi più elevati, comprese certe pensioni d’oro, sono alleggeriti da un contributo di solidarietà. Quando si lascia il lavoro, anche la liquidazione è colpita da un’imposta sostitutiva sulla rivalutazione del capitale accantonato. Nel prezzo di un’auto nuova è ricompresa l’imposta provinciale. Sulle vetture di grossa cilindrata grava una sovrattassa. Oltre all’automobile, di recente il fisco ha scoperto quanto sia redditizio colpire il trasporto aereo.

Fra tasse aeroportuali e addizionali comunali sui diritti d’imbarco, si pagano tasse occulte quando si acquista un biglietto. I passeggeri di aerotaxi hanno un prelievo erariale aggiuntivo, mentre certe Regioni fanno pagare per le emissioni sonore dei velivoli.

I VERSAMENTI? POCHISSIMI

I casi in cui i contribuenti devono effettuare versamenti per tasse «visibili» sono limitati. I più comuni sono il bollo auto e le svariate imposte sulla casa, dalla tassa rifiuti a Imu, Tari, Tasi, eccetera. Non vanno dimenticati i bolli, le imposte immobiliari quando si compra o si ristruttura una casa, le tasse scolastiche e universitarie, i ticket sanitari che però variano notevolmente da regione a regione. Nel bilancio fiscale di un contribuente medio queste voci non superano il 5 per cento complessivo, secondo una simulazione della Cgia.

«Nel momento in cui si va in banca o alle poste per questi adempimenti dice Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi Cgia psicologicamente percepiamo di più il peso economico di questi versamenti rispetto a quando subiamo il prelievo dell’Irpef o dei contributi previdenziali direttamente dalla busta paga. Quando si mette mano al portafogli si prende atto dell’entità del pagamento e di riflesso scatta una forma di avversione nei confronti del fisco. All’opposto, quando i tributi sono nascosti perché riscossi alla fonte, l’operazione è meno dolorosa». Ecco perché lo Stato ha tutto l’interesse a incassare il grosso del gettito in maniera invisibile. Occhio non vede, cuore non duole.

INCONSAPEVOLI AL 96%

La Cgia ha simulato l’effetto dei prelievi occulti in una famiglia tipo. Marito operaio specializzato, moglie impiegata, un figlio, reddito da lavoro dipendente di 22.627 euro lui e 17.913 lei, casa di proprietà di 94 metri quadrati con rendita catastale di 522 euro, due automobili, risparmi per 50mila euro tra liquidità bancaria e un po’ di investimenti finanziari (titoli di stato, azioni, obbligazioni).

Con queste ipotesi, il prelievo alla fonte operato dai datori di lavoro è pari complessivamente a 11.098 euro, mentre le tasse nascoste tra Iva, accise, bolli, imposte su assicurazioni e proventi finanziari ammontano a 5.230 euro. Rimangono da versare «consapevolmente» i bolli sulle due vetture e la tassa rifiuti. Appena (si fa per dire) 696 euro. Il 4 per cento, appunto, di tutte le imposte pagate da questa famiglia media italiana che in totale superano i 17mila euro annui: circa il 43 per cento dei redditi.

La pressione fiscale complessiva rimane molto punitiva per i contribuenti italiani. Supera di 4 punti quella tedesca, di 6 quella olandese, di 9 quella spagnola e addirittura di 13 quella vigente in Irlanda. Tutte economie che hanno reagito meglio di noi alla crisi e stanno crescendo a un ritmo più sostenuto.

TRASPARENZA SCONOSCIUTA

In Italia continua a funzionare la vecchia regola: tasse e tasse ma prelevate in maniera indolore, non sulla carne viva del contribuente ma dopo avergli fatto una piccola anestesia locale dove si tiene il portafogli. Un modo di fare che è l’opposto della trasparenza e non contribuisce a normalizzare i rapporti tra cittadini ed erario. La tendenza a occultare le tasse è in aumento. Lo dimostra la progressiva quanto sconosciuta crescita delle addizionali locali introdotte da regioni e comuni quando gli amministratori non sanno fare quadrare i conti.

Anche il nuovo sistema per pagare il canone della Rai va nella medesima direzione: non più versamenti alle poste o in tabaccheria ma dieci rate spalmate nelle bollette dell’energia a tutti coloro che hanno un contatore, in modo da farci abituare rapidamente all’asportazione silenziosa del contante. Entro un paio d’anni ci dimenticheremo anche che c’è un canone Rai da pagare e non ci indigneremo più per questo balzello anacronistico e ingiustificato. Presto potrebbe sparire anche una tassa odiosa come il bollo auto. È una sparizione soltanto apparente, perché verrebbe sostituita dall’ennesima accisa che colpisce i carburanti.

Il gravame rimane ma si dice al povero tartassato che non deve più disturbarsi: lo Stato pensa a tutto, a mettergli le tasse e pure a prelevargliele, mentre lui può restare tranquillamente seduto in poltrona a guardare la tv (su cui paga un canone occulto) e bere birra (gravata da accise nascoste) nella sua comoda casa. Dove l’insopportabile Imu è stata di fatto soppiantata dalle addizionali comunali. Con tanti saluti a chi promette di abbassare le tasse.

La lettera di Luigi Di Maio al Circo Massimo: Consapevoli e orgogliosi

di Luigi Di Maio

Da quando i cittadini hanno iniziato a occuparsi della politica, in Italia è cambiato tutto. Ricordate per un attimo come era il parlamento e il governo nel 2009 e guardate come è oggi. C’è un abisso. Ricordate ora come eravamo noi nel 2009 e guardate come siamo oggi. Certo, siamo cambiati. Di questo dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi.
Penso prima di tutto a me stesso. Nel 2009 con gli attivisti di Pomigliano d’Arco accoglievo Beppe nei meetup, mi iscrivevo al MoVimento 5 Stelle, raccoglievo le firme per lo stop ai privilegi. Quest’anno, qualche mese fa, ho abbracciato Roberto subito dopo la sua elezione a Presidente della Camera, ho firmato davanti al Presidente della Repubblica il documento in cui mi nominava ministro, e più di recente ho festeggiato assieme a tutti i ministri e i parlamentari del MoVimento l’abolizione definitiva dei vitalizi. Siamo passati dal sogno alla realtà. Abbiamo dimostrato con i fatti che per realizzare le cose bisogna crederci, sacrificarsi e non mollare mai.
Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, è una creatura vivente. Una creatura venuta alla luce grazie al gesto d’amore di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, che hanno sacrificato i loro interessi privati e personali e si sono dedicati completamente agli altri. Da quando questa creatura è nata, è cresciuta. Senza fermarsi mai. Senza porsi limiti. Ha attraversato le fasi di crescita che attraversiamo anche noi come uomini e donne. Il nostro corpo, con la crescita, cambia.

Nel 2009 il MoVimento era appena nato, indifeso come un bambino e tutti ci siamo abituati a riconoscerci così, con quelle fattezze. Il MoVimento aveva la gioia pura dell’infanzia e ne abbiamo fatte di tutti i colori.
Proprio come un bimbo, il MoVimento aveva bisogno del massimo della protezione. Beppe e Gianroberto lo hanno accudito e difeso da tutti quelli che volevano portarlo sulla cattiva strada e da tutti quelli che volevano fargli del male. L’hanno nutrito come ogni mamma fa con i suoi figli. Come dei genitori sono stati amorevoli e severi e hanno educato il MoVimento al rispetto dei valori più alti: l’uguaglianza, il rispetto per l’ambiente, la condivisione, l’orizzontalità, la trasparenza, la curiosità per il futuro, le cinque stelle. Quel bambino protetto e educato con amore era pronto per affrontare il mondo.

Il MoVimento è entrato nel periodo dell’adolescenza con i primi 5 anni in parlamento. È il periodo in cui si inizia davvero a cambiare ed è impossibile non notarlo. Crescono i muscoli, si diventa più alti, alcune ossa si saldano o scompaiono, inizia a cambiare la voce, si diventa anche più esuberanti e si dicono un sacco di vaffanculo. Hai tanti sogni e senti di avere il mondo nelle tue mani, anche se non è proprio così. Ma hai così tanta voglia di fare che puoi ottenere qualsiasi risultato. Ogni tanto fai anche qualche cazzata e i tuoi ti danno uno scappellotto per farti capire che non si fa. È una crescita rapidissima e turbolenta, proprio come è stata la nostra. È anche il momento in cui si vede se sei tagliato o no per diventare grande. E il MoVimento lo era.
E infatti dopo l’adolescenza è diventato adulto. È quello che ci è successo a marzo, quando nel giro di pochi mesi, prima abbiamo eletto il Presidente della Camera e poi siamo andati al governo con un vice premier e la responsabilità di 10 ministeri. Quando sei adulto i muscoli sono diventati saldi, la voce è ormai quella definitiva, la mente è lucida e i vaffanculo inizi a prenderteli anche tu. Diventare adulto comporta sì responsabilità, ma anche la possibilità di fare quello che hai sempre creduto che fosse giusto. Perché finalmente quando sei grande le cose le puoi fare davvero. E infatti in soli 4 mesi il MoVimento al governo ha già realizzato tanto di quello che raccontava nelle piazze da piccolo e che rivendicava in Parlamento da adolescente. E di questo dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi.

Il corpo è cambiato, è cresciuto, si è evoluto proprio come accade a tutti gli esseri umani. Il MoVimento è cresciuto talmente tanto che se lo riguardate quando era bambino e lo guardate adesso quasi non lo riconoscete più. Un po’ come quando mostrate la vostra foto da piccoli. Non è facile riconoscersi. Però se guardate bene quella foto, c’è sempre quell’espressione che è rimasta la stessa. Perché c’è qualcosa che non cambia mai. Che non è il corpo, non è l’apparenza, non è l’aspetto esteriore che necessariamente deve svilupparsi per sopravvivere. Ma è l’anima, è il cuore. Il nostro io più profondo che è sempre stato e sempre sarà. La nostra anima è sempre la stessa, non può cambiare perché è la nostra identità. È il DNA. È quel qualcosa che è impresso nel profondo di ogni singola cellula di cui siamo composti. È quella voce che ascoltiamo per sapere la scelta corretta da fare. Sono i valori a cui si ispira ogni nostra azione. È il metro di giudizio per sapere se quello che facciamo è giusto oppure no. La nostra anima è rappresentata dalla partecipazione, dalla condivisione, dall’orizzontalità. In una parola da Rousseau, che come disse Gianroberto è il cuore pulsante del MoVimento e questo non cambierà mai. Il cuore è quel muscolo che da quando nasci non smette mai di pompare il sangue in tutto il corpo. E lo fa a prescindere. Continuerà sempre a battere. Che tu lo voglia o no. Non si può fermare il cuore. Perché fermarlo significa la morte certa.
La nostra anima non cambierà mai! Il nostro cuore continuerà a battere! Possono dirci populisti, possono massacrarci nelle loro televisioni, possono insultarci nei loro giornali. Noi continueremo a combattere con lo stesso spirito di sempre. Perché la nostra battaglia non è finita qua.

Ora che siamo al governo ci siamo presi le macerie. Ci siamo rimboccati le maniche e stiamo iniziando a dare una sistemata. Abbiamo trovato un’Italia con 10 milioni di poveri. Con il tasso di disoccupazione più alto d’Europa. Con i ponti e le strade che cadono a pezzi. Con una sperequazione sociale mai vista prima. Con sprechi miliardari nella pubblica amministrazione. Con privilegi assurdi per pochissimi. Con i soliti potenti abituati a fare il bello e il cattivo tempo. Con centinaia di migliaia di giovani costretti a emigrare ogni anno. Con i nonni con una pensione da fame. Con una sanità inadeguata, una scuola allo sfascio, un’università da rifondare.

Davanti a questa frantumazione sociale abbiamo dovuto subito attuare misure di emergenza, come ci eravamo sempre detti. Che sono quelle che abbiamo deciso insieme prima della campagna elettorale. Tutti noi, tutti insieme, un unico cuore che batte, abbiamo portato il MoVimento 5 Stelle al governo e stiamo curando le ferite profonde della nostra Patria. Di questo dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi!
E quando avremo rimesso in piedi l’Italia inizierà la vera sfida perché dovremo costruire un nuovo Stato che sia a misura di persona e non di partito. Uno Stato in cui vigono nuovi diritti inalienabili e dove i vecchi privilegi sono stati debellati. Uno Stato fondato sull’intelligenza collettiva e non sull’incompetenza individuale. Uno Stato dove va avanti chi lo merita e non chi è amico di qualcuno. Uno Stato in cui le decisioni si prendono insieme in trasparenza. Uno Stato in cui conta solo il cittadino. Uno Stato che è diventato Comunità! Finché il nostro cuore continuerà a battere potremo continuare a prenderci cura di questo Paese per renderlo all’altezza dei sogni di quando eravamo bambini.
Questa è la nostra battaglia da combattere a nome di tutti gli italiani, forti di una storia, la nostra storia, di cui essere consapevoli e orgogliosi

Siamo la più grande arma di estinzione di massa

<a class="td-modal-image" href="http://www.beppegrillo.it/wp-content/uploads/2018/10/animali.jpg&quot; data-caption="Photo Di Susan Schmitz Edited by happygrafic/Shutterstock” style=”box-sizing: border-box; background: 0px 0px; color: rgb(196, 0, 0); text-decoration: none !important;”>
Photo Di Susan Schmitz Edited by happygrafic/Shutterstock

Che impatto abbiamo sulla Terra? L’uomo ha modificato l’ambiente come solo la natura aveva fatto prima. Ci siamo spinti oltre tutto e tutti pur di soddisfare i nostri bisogni. Ma per fare questo, per garantirci una vita prospera (almeno di una parte del pianeta) quale è stato il prezzo?

Il Cane della Tanzania o Lupo della Tanzania è un esemplare di canide che non esiste più. Potete trovare facilmente dei filmati in bianco e nero dell’ultimo esemplare. Ma come è scomparso?

Inquinamento? Virus? Casualità? No, si è estinto a causa dell’uomo. E non è l’unico, nè l’ultimo.

Sapete quante specie animali si sono estinte da quando esiste l’Homo sapiens?

Alcune specie non ci sono più da migliaia di anni, altre si trovavano in giro fino a vent’anni fa. Anche con numeri stimati e ipotesi al ribasso, siamo la causa di uno sterminio incredibile. Tra mammiferi, uccelli, rettili e anfibi, gli scienziati pensano che si siano estinti circa 300 esemplari per tipo. Se poi aggiungiamo anche le specie di insetti e altri animali, il numero è incredibilmente più alto.

Per i biologi evoluzionisti siamo nel mezzo di una vera e propria estinzione di massa. Questa sarebbe la sesta dall’inizio della storia della Terra. La prima in cui la causa è prevalentemente l’uomo. Sia in modo diretto (per esempio attraverso la caccia e la pesca praticate in modo indiscriminato) sia indiretto, per i cambiamenti apportati agli ambienti naturali dall’agricoltura, dall’allevamento, dall’urbanizzazione e dall’industria.

É ovviamente impossibile fare un elenco completo delle specie che abbiamo distrutto. Pensate che persino il mammut non deve la sua scomparsa al cambiamento climatico, ma all’uomo.

Ma a quel tempo non c’era coscienza di questo, non si monitoravano le specie. C’era solo la dura sopravvivenza.

Oggi però è diverso, esiste un organo che rileva quali specie si siano estinte nel tempo, oltre a segnalare quali sono a rischio di estinzione. Ogni anno dal 1948 aggiorna la sua lista rossa sullo stato di prosperità di numerose specie animali.

Si chiama “Unione Internazionale per la Conservazione della Natura”.

Ogni anno la lista rossa dello IUCN viene ampliata, ma è incompleta: ci sono molti animali per cui non esistono sufficienti dati a disposizione, ad esempio perché si sono estinti molto tempo fa o perché ci sono noti da pochi anni.

In media ogni anno scompaiono per sempre diverse specie. Per esempio, nel 2015 sono state 10 le specie estinte, 47 nel 2014, 18 nel 2013, 15 nel 2012. Nel 2016 abbiamo fatto un bel capolavoro, siamo arrivati a 247 specie estinte tra animali e piante.

Sul sito della IUCN ci sono le cosiddette “liste rosse”, in cui potete trovare le specie in pericolo, divise per criticità e paese. C’è anche la lista rossa italiana. Una lista sfortunatamente lunghissima.

Questo il link: http://www.iucn.it/liste-rosse-italiane.php

Distruggiamo ciò che la vita ha generato, quello che è il prodotto di migliaia di anni di evoluzione. Siamo così inconsapevoli di quello che facciamo che alcune volte sfociamo nella stupidità più assurda

[Dal blog di beppe grillo]

Le malattie di cui si ammala l’uomo e per cui è costretto s spendere soldi sono causate dal cibo sbagliato, dal cibo cotto, dallo stress che deriva dal fatto di vivere in insediamenti abitativi ancora primitivi post-glaciali, vere e proprie caverne modernizzate dovute alla divisione del lavoro dovuto a sua volta sempre e comunque al doversi procurare un cibo sbagliato e a doverlo processare e alterare… E così via la ruota si ripete all’infinito, come la corsa delle api a cui noi stessi sottraiamo il miele.