La Terra si apre nella Rift Valley

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“Mia moglie urlava, chiedeva aiuto ai vicini” ha raccontato Njoroge alla Reuters. La casa della coppia, fatta di mattoni e lamiera, è stata prima svuotata dai mobili. Poi, all’allargarsi della frattura, è stata addirittura demolita. Anche altri abitanti della zona hanno subito la stessa sorte. L’autostrada che unisce Nairobi, la capitale del Kenya, a Narok, nell’ovest, si è ritrovata tagliata in due. In piena stagione delle piogge, si teme che la fessura si allarghi ulteriormente. “Ma la spaccatura corre lungo una linea retta. Non è difficile prepararsi in anticipo” spiega con una nota di ottimismo David Adede, il geologo contattato dalla Reuters.

Paura in Kenya: la terra si apre in due

Le spiegazioni tecniche non hanno tranquillizzato del tutto la popolazione. Molti giornali della zona hanno titolato che l’Africa si sta spaccando in due. L’affermazione è un po’ esagerata per una fessura profonda venti metri. Ma se guardiamo ai tempi lunghi – decine di milioni di anni – non è nemmeno destituita di fondamento. A est della Rift Valley infatti la placca somala si sta allontanando dal resto della placca africana (detta nubiana) al ritmo di 6-7 millimetri all’anno. Il processo si è attivato circa 25 milioni di anni fa. La fessura della crosta lascia risalire il magma, costellando la zona di vulcani attivi. Presto (fra una decina di milioni di anni a occhio e croce) al posto della casa dei Njoroge potrebbe esserci il mare.

Paura in Kenya: la terra si apre in due

La linea rossa divide la placca somala (a est) da quella nubiana (a ovest)

A Mai Mahiu (acque calde nella lingua dei Kikuyu), il centro più vicino alla casa della coppia sfortunata, c’è preoccupazione anche per un possibile risveglio del vulcano Suswa, che si trova nel sud-ovest del Kenya. Ma l’effetto più visibile, in questi giorni, è proprio la creazione di vuoti all’interno del terreno, che si sta “stirando” per effetto dell’allontanamento delle placche. Alcuni dei vuoti si sono riempiti con il tempo con la cenere dei vulcani. Basta una stagione di pioggia più intensa delle altre per dilavarla e far cedere i “pilastri” della terra.

[FONTE]

La respirazione, una “medicina” ancora troppo sottovalutata

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La scienza del respiro si basa su fondamenta piuttosto antiche. Secoli di saggezza ci insegnano a prestare maggiore attenzione alla nostra respirazione, la più fondamentale delle cose che facciamo ogni giorno. Eppure, forse proprio perché la respirazione è così basilare, è anche facile da dare per scontata.

Lo scopo di questa breve rassegna delle ultime scoperte scientifiche sulla respirazione e in correlazione al cervello e alla salute generale, serve a ricordare che  merita molta più attenzione.

Controllare il tuo respiro calma il cervello

Da secoli si sostiene che il controllo della respirazione può calmare il cervello, ma solo recentemente la scienza ha iniziato a scoprire come funziona. Uno studio del 2016 si è imbattuto casualmente sul circuito neurale nel tronco cerebrale che sembra svolgere il ruolo chiave nella connessione del controllo del respiro-cervello. Il circuito fa parte di quello che è stato definito il “pacemaker respiratorio” del cervello perché può essere regolato alterando il ritmo respiratorio (la respirazione lenta e controllata diminuisce l’attività nel circuito, la respirazione veloce e irregolare aumenta l’attività), che a sua volta influenza gli stati emotivi. Il modo in cui ciò accade è ancora oggetto di ricerca, ma sapere che il percorso esiste è un grande passo avanti. Esercizi di respirazione controllati semplici come il metodo 4-7-8 possono funzionare da regolatori del circuito.

La respirazione regola la pressione sanguigna

Fai un respiro profondo” è un valido consiglio, in particolare quando si tratta di mantenere la pressione sanguigna da spike. Mentre non è chiaro se sia possibile gestire completamente la pressione arteriosa con la respirazione controllata, la ricerca suggerisce che il rallentamento della respirazione aumenta la “sensibilità baroriflessa”, il meccanismo che regola la pressione sanguigna attraverso la frequenza cardiaca. Nel corso del tempo, l’utilizzo della respirazione controllata per abbassare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca può ridurre il rischio di ictus e aneurisma cerebrale e, in generale, riduce lo stress sui vasi sanguigni (un grande vantaggio per la salute cardiovascolare).

Contare i respiri influisce sulle regioni di controllo emozionale del cervello

Uno studio recente ha dimostrato che controllare la respirazione contando il respiro influenza “le oscillazioni neuronali in tutto il cervello”, in particolare nelle regioni del cervello correlate all’emozione. Ai partecipanti è stato chiesto di contare quanti respiri hanno fatto per un periodo di due minuti, il che li ha indotti a prestare un’attenzione particolarmente focalizzata alla loro respirazione. Quando hanno contato correttamente, l’attività cerebrale (monitorata dall’EEG) in regioni correlate all’emozione, alla memoria e alla consapevolezza ha mostrato uno schema più organizzato rispetto a quello che si verifica normalmente durante uno stato di riposo. I risultati sono preliminari, ma aggiungete all’argomento che il controllo della respirazione tocca qualcosa di più profondo.

Il ritmo del tuo respiro influenza la memoria

Uno studio del 2016 ha mostrato per la prima volta che il ritmo del nostro respiro genera un’attività elettrica nel cervello che influenza il modo in cui ricordiamo. Le maggiori differenze erano legate al fatto che i partecipanti allo studio stessero inalando o espirando e se respirassero attraverso il naso o la bocca. Si è notato che l’inalazione era legata a un maggiore ricordo di volti impauriti, ma solo quando si inalava attraverso il naso. I partecipanti sono stati anche in grado di ricordare meglio determinati oggetti durante l’inalazione.

I ricercatori pensano che l’inalazione nasale inneschi una maggiore attività elettrica nell’amigdala, l’epicentro emotivo del cervello, che migliora il ricordo di “stimoli paurosi”. Anche l’inalazione sembra legata a una maggiore attività nell’ippocampo, la sede della memoria.

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Lo strano caso delle (bellissime) “mele fantasma” in Michigan

No, non si tratta di una mela di vetro né la natura ha iniziato a produrre frutti trasparenti. Queste fotografie dal gusto fiabesco sono state pubblicate una settimana fa da Andrew Sietsema e sono il risultato di temperature invernali decisamente altalenanti e dell’arrivo inaspettato del vortice polare. Sietsema ha osservato lo strano caso delle “mele fantasma” durante la potatura dei meli nella regione occidentale del Michigan, e l’effetto è davvero ipnotico. “Immagino che da un lato facesse abbastanza freddo da impedire lo scioglimento del ghiaccio attorno alla mela, ma dall’altro abbastanza caldo da trasformare l’interno di quest’ultima in una vera e propria poltiglia”, racconta alla CNN.

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Il meteorologo della CNN Judson Jones ha spiegato che la pioggia gelida che ha recentemente colpito il Michigan è la causa di questo strato ghiacciato sulle mele non ancora raccolte. Così, mentre iniziavano a marcire, la loro consistenza si trasformava gradualmente in una specie di succo, come spiegato a Forbes da un ex orticoltore. È quindi colato dal fondo del rivestimento in ghiaccio, dando vita ad una “mela fantasma” o “Jonaghost”, come battezzata da Sietsema.

Pur non trattandosi di un evento comune, Jones sostiene che questi involucri di ghiaccio si potrebbero trovare anche in altre aziende agricole del Ridge, la regione del Michigan con più alta concentrazione di meleti.

Fonti:

esquire.com

Delish.com

darsipace

“Ritengo che ci troviamo al punto di svolta verso una transizione epocale a un’economia ‘climacica’ globale e a un radicale riposizionamento della presenza umana sul pianeta. L’era della ragione sta per essere sostituita dall’era dell’empatia (…) Il sé esclusivo autonomo, implicito nei rapporti di proprietà privata, lascia il posto a un sé inclusivo relazionale, partecipante alla piazza pubblica globale, virtuale e reale”. (Jeremy Rifkin)

Dove va l’Occidente. Il mattino di una nuova umanità – Marco Guzzi

in particolare guardare:

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Torniamo a cercare un senso – Marco Guzzi

 

 

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“È complicatissimo essere semplici”

“Le cose non vanno bene perché non siamo tutti santi, perché quasi nessuno lo è”

“La vera risposta alla ricerca di senso sarebbe il miracolo”

“Il senso non è rinviabile”

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“Oggi viviamo in un mondo in cui i dottori distruggono la salute, gli avvocati distruggono la
giustizia, le scuole distruggono la conoscenza, i governi distruggono la libertà, la stampa distrugge
l’informazione, la religione distrugge la morale e le banche distruggono l’economia.”
Chris Hedges, politologo e giornalista statunitense