Angeli in gabbia

Una mostruosità blocca la bocca della creatività e la sottopone e la prostituisce, perché altrimenti si sa che chi non sa quel che fa lo fa tuttavia tanto e sempre e pur troppo da combinare cose come il cristianesimo o il buddismo, e non ci teniamo mica alle sporche e scivolose perle ai porci. Siamo stanchi di stancarci e cerchiamo pace e vogliamo tornare dal vero Padre, ma non vogliamo generare fraintendimenti come la mostruosità che tutto trasforma da oro in argento e da argento in bronzo e così via fino alla ruggine. Non ci vogliamo ricordare degli errori ma della grande operazione di obliamento santo, e del ritorno rivoluzionario al divino, al divino che sa stare, sostare. Come chi sa, alla fine è sempre stato molto meglio scomparire o aprire ai consimili anziché avere a che vedere o che fare con forme di pensiero e quindi di memoria e quindi di vita invischiate, attaccate in orge anche e soprattutto linguistiche. Scriviamo che è affatto meglio non scrivere. Non vogliamo più la menzogna di cui vi nutrite ed esigete, nella quale vivete e vi ammalate. Non sappiamo ricordarvi, perché vi siete scordati. Non vogliamo rischiare la vostra collera, perché non sapete quel che fate. Sappiamo la verità, ma ci è impossibilitata. Un uomo represso diventa un criminale. Un angelo in gabbia cosa può diventare?